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DAL SERPENTE AL CADUCEO a cura Dott. P. Garati

DAL SERPENTE AL CADUCEO

retroscena esoterici alla luce

dell’antroposofia di R. Steiner

L’immagine del serpente tentatore, uno dei protagonisti principali della storia dell’evoluzione dell’umanità, ha un doppio significato. In diverse culture antiche, come in quella egizia, l’immagine del serpente ha un significato positivo: la serpe era collocata come “Ureus” sulla fronte del faraone per indicare la sua maestà, la sua potenza e la sua fonte di ispirazione. Nell’antico Testamento esso svolge un ruolo negativo, ma vedremo che ciò è solo in apparenza. Nell’immagine grandiosa della cacciata dell’uomo dal paradiso terrestre ritroviamo il serpente, questa volta come protagonista di un evento epocale: non si tratta evidentemente di un serpente esteriore, fisico, nel senso di un rettile zoologicamente classificato, ma di una poderosa immagine volta a descrivere l’azione di  quelle potenze spirituali che hanno insinuato nell’uomo il desiderio di avere una coscienza chiara e di imparare a conoscere il mondo fisico in maniera oggettiva.

Il serpente tenta l’uomo portandolo a mangiare dell’albero, proibito, della conoscenza, detto anche albero del bene e del male, il cui frutto è raffigurato da una mela (da notare la stessa etimologia malum per indicare il male e la mela). L’essere umano giunge quindi, grazie all’intervento del serpente, ad acquisire una facoltà conoscitiva che prima egli non aveva, “gli vengono aperti gli occhi”, come sta scritto (il serpente è l’unico animale ad avere palpebre trasparenti che gli permettono di vedere anche ad occhi chiusi).

Mentre in precedenza l’uomo viveva totalmente in seno alla divinità ed era dotato solo di una coscienza oscura, immaginativa, ora si attua in lui quella profonda trasformazione che porta allo sviluppo di una qualità di pensiero differente, luminosa e concreta: la caduta dal mondo spirituale al mondo terreno si rivela  per l’uomo un passaggio evolutivo necessario per raggiungere l’autonomia e la libertà.

Il senso di colpa inculcato dal cattolicesimo negli uomini per millenni in relazione al “peccato originale” non ha quindi  ragione di esistere, anzi, semmai dovremmo essere orgogliosi di quell’avvenimento!

La forza positiva della conoscenza, donata agli uomini dalla entità spirituali, significava per l’uomo qualcosa che lo portava sempre più verso sé stesso, che lo rendeva autonomo, ma che al contempo determinava l’inizio del distacco dall’esperienza del mondo spirituale per volgersi al mondo della natura e degli altri uomini. Contemporaneamente l’anima dell’uomo si lega più fortemente al corpo per cui prende coscienza della propria sessualità, della propria capacità riproduttiva, e sorge in lui il senso del pudore (Adamo si accorge di essere nudo), anche questo è misteriosamente connesso con l’impulso luciferico, non è dato dalla natura.

Conoscere significa prendere qualcosa e renderlo oggetto di conoscenza, e per fare questo occorre distaccarlo da noi, oggettivarlo. Quindi con la conoscenza sono legate due realtà: la distanza e l’autonomia dell’uomo. Se tale facoltà conoscitiva, derivante da forze spirituali, si sviluppa in modo unilaterale porta al dominio e alla manipolazione: qui si svela il dono del serpente che porta morte col suo veleno. Col “gustare dell’albero della conoscenza” è connessa la morte, che viene avviata con la cacciata dal paradiso.

La scienza attuale, e in particolare la scienza medica, è l’ultimo frutto di questa conoscenza che, quando portata alle estreme conseguenze, non lascia spazio agli aspetti soggettivi; in tale condizione tende a considerare solo ciò che è oggettivamente misurabile, quindi concede largo spazio alla tecnica che porta inevitabilmente ad una disumanizzazione della medicina in quanto esclude la capacità di partecipazione e compassione.

Ma già nell’antico testamento troviamo un’altra immagine rispetto a quella fin qui descritta: è la visione della serpe che viene messa in verticale da Mosè e diventa rimedio e fonte di salvezza.

Nella Grecia antica il dio Mercurio è raffigurato col caduceo formato da due serpenti attorcigliati lungo una verga: i serpenti danno a Mercurio la forza di legare e sciogliere, principio fondamentale di ogni terapia. Le facoltà di guarigione passano poi ad un semidio, Esculapio, che porta un caduceo che stavolta ha solo un serpente, esso viene collegato alla terra e all’uomo.

Possiamo avvicinarci alla comprensione della misteriosa immagine del caduceo facendo alcune osservazioni. Il serpente è costretto dalla sua anatomia a strisciare per terra in quanto non possiede arti che lo possano sostenere, riesce ad ergersi solo per brevi istanti ma non può mantenere la verticale a lungo, ha bisogno di un sostegno. La situazione si presenta analoga per l’anima dell’uomo: la verga per l’anima è data dal coraggio e dalla fiducia nella vita. Queste due capacità sono fornite dal nostro io allorquando trova interiormente la forza di sollevarsi dalla forma egoistica, materialistica, attaccata alla terra. Il bambino piccolo nel primo anno di vita mostra una colonna vertebrale che tende a “serpeggiare” finché con coraggio e fiducia conquista la stazione eretta: il bambino gioisce immensamente sperimentando, a livello animico, il primo potente impulso dell’io. Ciò che si manifesta verso la fine del primo anno di vita a livello fisico, la stazione eretta, l’uomo può cercare di realizzarlo ad un livello superiore, spirituale, durante la sua vita terrena. La forza conoscitiva dell’uomo non dovrebbe solo essere legata alla sfera terrestre, essa può venire eretta, innalzata, al mondo superiore in modo tale da farsi compenetrare da forze vitali nuove senza perdere autonomia e libertà. Questo percorso evolutivo dell’uomo è raffigurato in modo occulto nell’immagine del caduceo che presenta due forze formative contrapposte, la verticale e la linea curva, la verga dell’io che riesce a sostenere, innalzare e quindi metamorfosare la potenza del serpente che altrimenti mantiene la sua orizzontalità. Ma vi è un’immagine occulta macrocosmica ancora più potente che ci svela il mistero della trasformazione delle forze del male in forze del bene: l’immagine del Golgota con la croce che viene “eretta” come portatrice di morte ma che in questo caso costituisce un gradino preparatorio al suo superamento attraverso la resurrezione, archetipo universale della guarigione.

 

6 commenti

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