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LA KABBALAH 2013 con Georges Lahy

3 Seminari da 3 giorni

Preghiamo tutti gentilmente di effettuare le iscrizioni con bonifico anticipato, rispettando le scadenze indicate nella tabella.

DATA

TITOLO SEMINARIO QUOTA ISCRIZIONE

SCADENZA BONIFICO

16-17-18 febbraio “I pilastri della gioia”

380€

Sono aperte le iscrizioni

31 maggio 1/2 Giugno “Liberazione dalle paure”

380€

25/05/2013

30 Novembre/1 Dicembre 2013 “Potenzialità e colori”

260,€

 22/11/2013

POTENZIALITA’ E COLORI:

 

“Liberazione dalle paure” (presentazione del corso)

“Liberazione dalle paure” (presentazione del corso)

Il Seminario  “Liberazione dalle paure”  è costruito intorno a pratiche adattate ad un lavoro specifico che ruota attorno al tema della Gioia attiva.

Vengono insegnati dei metodi semplici, facilmente applicabili, che hanno come scopo che ciascun partecipante possa continuare e vivere pienamente questa esperienza.

Le passioni tristi, immobilizzate e rinchiuse in delle scorze rendono vulnerabili e mettono in stato di schiavitù, sotto il giogo di un despota capace di giocare proprio con queste passioni tristi.

La paura passiva è una corazza della quale si è persa la causa, ma della quale si subiscono gli effetti.

Essa si pone all’opposto della Gioia attiva, assorbe la gioia e non ne lascia che i residui, vale a dire, la tristezza.

La differenza tra la Paura passiva e le paure che si muovono intorno, è che la paura passiva non ha bisogno di manifestarsi direttamente e può restare inattiva, anche indifferente.

Poiché essa fa parte dei pilastri sui quali ciascuno si costruisce, poichè lo shock che l’ha sigillata può risalire ai primi istanti della vita. Siccome la vita ed i punti di riferimento si sono organizzati attorno ad essa non ha bisogno alcuno di agire o di manifestarsi poiché le fobie, le angosce e le emozioni agiscono continuamente per servirla e sottometterci a questa anti-forza occulta a cui non sapremmo neppure dare un nome e quindi identificarla. E non si può dominare o combattere ciò a cui non sappiamo dare un nome.

La paura passiva è conseguenza di un trauma profondo che portiamo da lungo tempo e, talvolta, anche da prima della nascita, poiché possiamo ereditarla dai nostri genitori, oppure, se apriamo altre possibilità, possiamo ereditarla dall’esperienza della migrazione dell’anima.

Talvolta affrontiamo anche delle scorze fondate se delle paure che hanno radici più recenti, originate da traumi più recenti, ma che si metteranno sempre sotto il dominio della paura passiva, che è alla radice.

Da questo possiamo comprendere che calmando la paura passiva, tutte le scorze che gravitano attorno ad essa si romperanno.

Si affronterà  questa paura passiva e la si lascerà passare al di là di noi, trasformando la materia compatta della scorza in gioia attiva. Quello che io chiamo: “de-scorza-morfosi”.

La sparizione o la dissoluzione di questa potentissima paura passiva, che ci teneva in pugno e ci dominava, ha delle enormi conseguenze. Poiché un essere libero non si comporta più come uno schiavo  e bisogna capire che la vita che si è vissuta finora, fino a questa metamorfosi, si era interamente costruita attorno a questa paura passiva.

E’ questa che ha organizzato i nostri timori o le nostre paure più evidenti, che ha determinato i nostri limiti, i nostri divieti, le nostre credenze, le nostre abitudini.

La vita è stata vissuta attraverso questi filtri che hanno continuamente modificato la nostra realtà, tutte le nostre azioni e le nostre parole, i nostri pensieri, essendo questi dipendenti dal suo dominio e dai suoi limiti.

Anche le nostre malattie, i nostri dispiaceri e gli incidenti accorsi nella vita dipendevano da questa paura.

La conseguenza sarà una completa metamorfosi della nostra vita, che non sarà più sotto il dominio della paura passiva e dispotica, ma sarà sostenuta dalla Gioia attiva.

Bisognerà aspettarsi allora che grandi sconvolgimenti si verifichino, poiché i limiti illusori cadranno e la visione del mondo sarà diversa.

Molto probabilmente cadranno tutte le credenze o si modificheranno. Ed un gran numero di abitudini cambieranno.

La metamorfosi sarà grande, ma sarà sostenuta dalla Gioia attiva e dalla forza vitale che porta Libertà.

La paura radicale, quella passiva, nucleo della « corteccia », che aveva modellato tutta la nostra vita, le speranze e gli obiettivi che aspiravamo raggiungere si sposteranno nella dimensione onirica.

Continueranno ad esistere, ma altrove rispetto al piano della nostra realtà.

La liberazione dalla paura passiva rimette a posto le cose e gli obiettivi sperati possono riorganizzarsi nuovamente e manifestarsi nella nostra vita.

La paura radicale è paragonabile ad un serpente che ci ha ipnotizzati e rimbalzati in un sogno che ci stringe progressivamente per succhiare la forza vitale dalla nostra realtà, per nutrirsene, dopo averci fatto perdere conoscenza, conoscenza della nostra realtà.

La paura ci spinge a rifugiarci nell’illusione, un universo onirico parallelo, che crediamo reale, razionale e scientifico, ma i cui parametri onirici non ci permettono che di prendere in considerazione sogni che ci ostiniamo a volere reali e razionali.

La domanda al centro di questo mondo onirico sarà:

“chi sono io realmente”?  “qual è questa paura che mi ha trasportato in questo sogno”?

Paura e angoscia si alimentano vicendevolmente, poiché la sopravvivenza dell’una dipende da quella dell’altra.

Tuttavia, l’angoscia non è che una immagine della paura quella che ruba lo specchio dell’anima ed oscura lo spirito per farlo sprofondare in una letargia illusoria, molte volte anche profonda.

Un’angoscia esprime una domanda ricorrente che rimane senza risposta, o ancora, una domanda che non osiamo porre, e, di conseguenza, senza risposta.

Se la domanda resta senza risposta, significa che si accomoda in un luogo, al posto di altre cose che si trovano erranti nello spirito, anch’esse in attesa di avere un posto per “avere luogo” ( manifestarsi).

Ciò che è importante è che quest’ altra cosa “in esilio” è una forza vitale sulla quale possono appoggiarsi benessere e successo, che quindi non possono “ avere luogo”.

La vita riposa su un faccia a faccia, che è anche un “vita a vita”, ovvero ogni cosa per diventare vivente e mantenere la sua vitalità ha bisogno di ricevere il riflesso della sua esistenza.

Si tratta di un gioco di specchi nel quale si riflettono tutti gli esseri viventi, vedere l’altro ed esser visti dall’altro è un atto vitale, una forza esistenziale.

Quando si parla di chiarezza e di “ va tutto bene”, e dunque se il “va e vieni” di riflessi degli specchi è limpido, tutto appare chiaro, evidente ogni possibilità è la.

Il riflesso è netto e lo spirito è libero.

E’ proprio in questo senso che dobbiamo prendere la domanda tanto ricorrente “come va”?

La miglior risposta a questa domanda dovrebbe essere: “ vado e vengo, bene”.

Questo è uno stato di benessere e di libera vitalità, ed è per questo che, dopo aver vissuto la sua esperienza mistica, il profeta Ezechiele dice: “veha h’ayoth ratso veshouv kemaréh habazaq”, “e le vitalità vanno e vengono come  il luccichio del fulmine”.

Ma una risposta  lucida potrebbe anche essere:

“Vado, ma non viene” come a dire “emetto, ma non ricevo”, “non ho ancora le risposte alle mie domande”, “lo specchio di fronte a me è coperto da un velo”, e ciò produce l’angoscia.

Potremmo anche rispondere: “ vengo ma non vado”, ovvero subisco gli effetti perdendomi la causa, perdendo la faccia, e non cosciente d’esser io stesso la causa, questo fa radicare in me un sentimento di ingiustizia.

Una domanda è paragonabile ad un’esplosione luminosa riflessa su di uno specchio e, se questo è limpido, il bagliore della risposta ritorna in modo chiaro.

Per contro, se lo specchio è  appannato la risposta sarà sfuocata e lo spirito s’inabisserà.

E se lo specchio è ricoperto da un velo nero, non vi sarà il ritorno di risposta alcuna, lasciando l’osservatore nell’angoscia dello sconosciuto.

L’angoscia è un pozzo senza fondo, nel quale non sentiamo mai l’eco della pietra che vi abbiamo gettato.

La maniera migliore per aiutare una persona ad uscire da un periodo di angoscia consiste nel farle formulare delle domande e nel tentare di farle percepire delle risposte.

Ma anche di farle porre delle domande, con lo scopo che lei stessa formuli delle risposte.

Come due specchi comunicanti attraverso i riflessi di luci rinnovate.

Integrata nel contesto della “de-corteccificazione”, l’angoscia è l’anti-forza che riduce gli ultimi frammenti di volontà, con lo scopo di chiudere la “corteccia”.

Colei che tiene la corteccia chiusa e che la indurisce, al fine di proteggere la paura che ne forma il cuore.

Il latino  “angustia” ci insegna che un’angoscia è un strettoia, un passaggio ristretto, dove ci si può far bloccare o cadere in trappola.

L’angoscia è un paradosso poiché è una paura dello sconosciuto che neutralizza il buon senso capace di lottare contro questa stessa paura.

E’ a tutto questo che il Seminario “Liberazione dalle paure” aspira a rispondere.

 

“I pilastri della gioia” (presentazione corso)

“I pilastri della gioia” (presentazione corso)

L’Admata’Nour offre un completamento agli insegnamenti della mistica Kabbalistica   e rimane molto più accessibile per le persone che non desiderano intraprendere degli studi lunghi e complessi.

Possiamo anche vedere attraverso un occhio nuovo gli insegnamenti kabbalistici sulle qlipoth  che sono quelle scorze dure che perturbano l’armonia del mondo,  fonti di tutti i nostri mali corporei e spirituali e recanti delle conseguenze dirette nei nostri ambienti familiari, sociali, professionali, affettivi etc

La trasformazione di queste scorze si presenta allora come una sorta di ecologia, o di ecosophia dell’essere.

Ogni problema qualunque esso sia, giace su una qlipah, una scorza che potremmo percepire come una tensione che s’instaura in noi e che si appoggia su una o più delle nostre qualità sostenendo un’inversione energetica la cui conseguenza è che la qualità primaria non ci dona più il suo potenziale vitale ma, al contrario, lo assorbe. Questo assorbimento di energia agisce come una sorta di buco nero divoratore di luce e di gioia, fattore perturbante la nostra armonia interiore  oltre a quella dell’intreccio della combinazione degli eventi sui quali riposa il nostro benessere.

La fragile saggezza della concatenazione degli eventi che si chiama sincrosofia perde la sua coerenza,  e da questa perturbazione nascono tutte le situazioni interiori ed esteriori all’origine delle nostre malattie  e dei nostri problemi psicologici, affettivi, familiari, professionali e molti altri ancora.

Tutto è collegato di modo che la riparazione di uno favorisce l’armonizzazione degli altri.

Attraverso un processo che noi analizziamo in questo Seminario la scorza-tensione avvolge una o più potenzialità e si nutre della depressione che questa situazione produce.

Basterebbe dunque solo rompere questa corteccia per liberare la luce, ma tutto ciò non è semplice.

Poiché l’affrontarla è nutrirla, incoraggiare la sua esistenza. Qualunque cosa facciamo nel tentativo di romperla non fa che rafforzarla dunque bisogna necessariamente elaborare un metodo più sottile per operare. Ed è qui che intervengono le tecniche del suono del soffio.

Ma prima ancora, bisogna identificare I pilastri sui quali riposa la scorza-tensione.

Questi pilastri sono, simbolicamente, animati da quattro ruote a sei raggi, che sono le nostre sei emozioni fondamentali.

Questa immagine permette di apportare un altro schema di lettura ed un’altra applicazione alla descrizione della visione del profeta Ezechiele, fondamento dell’antica mistica della Merkavah.

La corteccia, o qlipah, avvolge queste ruote e le neutralizza, trasformando così il movimento delle emozioni in passione. Può arrivare persino ad invertire il senso delle ruote, di modo che queste ruote, invece di produrre energia, la assorbano provocando una depressione fatale sull’intero intreccio esistenziale.

Numerosi testi e  commentatori vedono in queste scorze delle forze demoniache, e perché no?

Tuttavia noi parleremo invece dei nostri demoni interiori e dei nostri conflitti che servono da materiale di rinforzo della scorza.

Gli effetti si manifestano con delle malattie e con dei turbamenti psicologici, con dei disequilibri psichici, che hanno un’influenza diretta sul nostro ambiente e sugli eventi che caratterizzano la nostra vita. Perché la scorza non si accontenta  di alimentarsi della nostra energia, ma vuole anche quella del nostro Ambiente.

La tecnica proposta in questo Seminario consiste nel fessurare leggermente le cortecce per liberare le potenzialità imprigionate.

E’ un lavoro molto delicato, poiché tutte le aggressioni sulla corteccia la nutrono e la rinforzano.

In più una scorza è costituita da più o meno strati come nel caso delle matrioske, le bamboline russe, o delle cipolle, che bisogna attraversare per raggiungere il centro attorno al quale si è costituita la scorza stessa che infine sarà sempre una paura traumatica perfettamente dissimulata.

Liberarsi di questa paura arriva a dissolvere istantaneamente tutti gli strati. Si tratta di un lavoro individuale su se stessi, i cui risultati sono incoraggianti.

Ed è molto incoraggiante constatare che un processo dolce senza aggressione, può avere la meglio su un conflitto pesante, e rinforzato da scorze spesse.

Certamente nulla di mirabolante, nessuna guarigione o avvenimento folgorante avverrà durante questi Laboratori.

Per contro, nei giorni seguenti i seminari o nei mesi dopo le persone che hanno continuato a praticare il metodo hanno dei risultati che io trovo personalmente spettacolari.

Il metodo  non si focalizza specificamente su un problema di salute o su una situazione problematica della vita ma si apre sulla globalità dell’essere.

In questo modo se l’armonia è ristabilita grazie alla dissoluzione delle cortecce, allora un numero infinito di buone cose si mette in atto per il massimo bene della persona.

La gioia attiva torna, la vitalità riprende il suo posto trascinando con se una serie di eventi:  salute, equilibrio e benessere nel corpo e nell’anima.

Questo lavoro ha sia un’azione materiale che spirituale.

Molte persone che erano in situazioni di vita apparentemente insolubili hanno visto la trama della combinazione degli eventi modificarsi attorno a loro, poiché qualcosa si era anche solo leggermente  modificato in loro.

Questo cambiamento di posizione e di punto di vista ha aperto un campo di nuove ed impreviste soluzioni che esse non avevano mai osato immaginare. I problemi sono spariti attorno a loro, le tensioni interiori si sono dissipate, ed i problemi di salute con loro.

 

Le cortecce si sono sciolte.

La gioia attiva è un lasciare la presa che da posto all’imprevisto e fa arrivare le soluzioni più inaspettate.

Molto spesso, mentre si vive una situazione conflittuale, abbiamo tendenza a focalizzarci  sulla sola soluzione che siamo capaci di immaginare scartando e neutralizzando, in questo modo,  tutte le altre possibilità. e ci troviamo nella posizione di un cacciatore focalizzato sull’apertura di un buco nel terreno, aspettando che un coniglio ne esca spontaneamente,  quando invece ci sono dozzine di conigli saltellanti dietro le sue spalle.

Propongo, in questo Seminario  “I pilastri della Gioia” un metodo originale, fondato su una pratica

e una lunga esperienza. Si tratta di un approccio dolce e paziente, il cui scopo è quello di trovare la scorza e su cosa essa poggia per rinforzarsi, al fine di, progressivamente, trasformarla e farle restituire quel soffio che imprigiona per un ritorno della Gioia attiva.

Chiamo questo metodo di trasformazione, questo vedere la trasmutazione della corteccia  Lo “scortecciamento” é scritto nel libro dello Zohar «La Presenza non abita in un luogo di tristezza,  ma in un luogo irrorato dalla Gioia!: se non vi è Gioia la Presenza non risiede in quel luogo».

Questa Gioia primordiale è all’origine di ogni vita e si descrive simbolicamente con l’infinita Felicità originante l’armonia del Giardino dell’Eden luogo in cui né la malattia né il malessere né la sofferenza hanno presa.

Questo è il nostro punto di riferimento, il nostro asse universale del benessere e della salute su tutti i piani dell’esistenza. Questa gioia attiva è associata alla purezza, nel senso che colui che è puro è colui che è pienamente vivente e capace di crearsi il proprio futuro.

 

Per informazioni o iscrizioni  vi preghiamo di contattarci in orario di segreteria MIRDAD:
al 331/2819416 (martedì-venerdì 15-18) mirdad@mirdad.it

Georges LAHY

Nato a Marsiglia nel 1955, Georges Lahy, anche noto sotto lo pseudonimo di Virya, è uno specialista di Kabbalah e mistica. Autore di numerose opere sulla Kabbalah e la mistica ebraica, Georges Lahy-Virya studia i testi della Kabbalah e le pratiche spirituali che le accompagnano da più di trent’anni.

Specialista di Kabbalah mistica, sviluppata soprattutto dal kabbalista spagnolo del XIII secolo Abraham Aboulafia, è stato iniziato a tale forma di Kabbalah nel 1978 dal Rav Méïr Yéfath, originario dello Yemen e residente ad Israele. Ha anche studiato con altri specialisti, esponenti di diverse tendenze kabalistiche.

Il cammino di Georges Lahy è a un tempo rivolto verso gli scritti ebraici antichi, molti dei quali ha tradotto, e verso gli orientamenti contemporanei della Kabbalah. Ha anche prodotto numerosi articoli, comparsi su riviste specializzate, che stabiliscono dei collegamenti tra le pratiche mistiche e le filosofie occulte di tradizioni diverse.

Nel 1992, ha fondato il centro di studi e ricerche sulla Kabbalah «Sod Adamantha», che ha pubblicato i quaderni di studio «Hokhmah». Tali quaderni hanno acquisito una certa notorietà nel corso degli anni, all’interno dei circuiti specializzati.

Georges Lahy lavora in collaborazione con eminenti specialisti della Kabbalah e effettua interventi in molti paesi.
In Italia, tre delle sue pubblicazioni sono state tradotte e pubblicate dalla casa editrice Venexia:

  • L’alfabeto ebraico: i ventidue arcani della Qabalah
  • Sepher yetzirah: l libro della formazione
  • La voce del corpo

3 commenti

  1. Quando il ritorno di un corso di Georges Lahy?
    Grazie Roberta

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