Intervista a Marisa Pontesilli Omeopata di Alfredo Cosco

Intervista a Marisa Pontesilli di Alfredo Cosco

Marisa Pontesilli è una di quelle persone che vivono una vita coerente.

Mi piacciono queste persone.

Che si innamorano di qualcosa (Marisa dice che l’omeopatia è il suo più grande amore dopo sua figlia), e dopo le sono fedeli, imperterriti per tutti gli anni della propri vita, a costo di sacrifici  e rappresaglie.

Chiunque si innamora di qualcosa, vive secondo passione.

Marisa fu curata da un tumore tramite l’omeopatia, e da qui iniziò a  buttarcisi dentro, una full immersion durata anni.

Lei contesta la pratica omeopatica maggioritaria, quella “pluralista”, dei più rimedi omeopatici, dati contemporaneamente, e considera solo quella “unicistica” – un solo e unico rimedio dato per volta- ovvero l’omeopatia originaria- come l’unica vera omeopatia capace di produrre risultati profondi.

In questa intervista cerchiamo anche di fare emergere alcuni concetti di fondo su ciò che è omeopatia.

Sebbene negli ultimi tempi io stia facendo uno studio specifico sul Metodo Di Bella.. sono sempre stato aperto alla ricchezza del mondo terapeutico non convenzionale, in virtù di tante cose viste e conosciute nel corso degli anni.

Riguardo il testo che oggi leggerete, la questione non è spingere a credere o non credere nell’efficacia terapeutica dell’omeopatia (come di qualsiasi altra cura non convenzionale). Ma l’apertura alla conoscenza di altri mondi… lo stimolo alla curiosità, alla scoperta.. per poi decidere, se si vuole o no sperimentare..anche questi mondi.

Incontri-interviste di questo genere offrono una occasione in più di conoscenza. Poi ognuno valuterà se vuole approfondirla questa conoscenza (in questo caso l’omeopatia) o se vorrà approfondirne e sperimentarne altre.

Il mondo della guarigione è ricco e dovremmo volerlo esplorare senza pregiudizi.

E’ un mondo dove trovi personaggi ambigui certo… ma anche persone che come Marisa hanno dedicato ad esso un’intera esistenza.

 

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-Marisa, quando sei nata e dove?

A Moncalieri, ho 57 anni.

-E adesso dove vivi?

vivo e lavoro a Torino.

-La tua spinta verso certi argomenti, verso certe visioni,l’hai sempre avuta  o si è sviluppata in una fase della tua vita?

Diciamo che si è mano mano sviluppata, ma ha avuto inizio dalla scelta della facoltà universitaria. Giovanissima e con grande spirito di avventura   mi ero indirizzata verso l’’arte e l’archeologia e l’antropologia, soprattutto avevo scoperto tutta una serie di argomentazioni sulla medicina antica che mi sono state utili  per approcciarmi poi all’omeopatia.

-Com’èra  la tua vita negli anni precedenti?

Ero molto predisposta al sociale, al collettivo. Ero già indirizzata verso  gli altri. E poi coltivavo in me essendo stata una figlia adottiva pur conoscendo i genitori biologici, la continua ricerca delle radici, della storia. Ricerca che, poi, ho scoperto era emblematica dei percorsi del mio inconscio, della mia ricerca personale.

-Quindi per prima cosa ti sei iscritta a lettere con indirizzo archeologico antropologico all’università..

Sì.

-E da questo quando è emerso l’interesse verso l’omeopatia.

Quando sono ammalata di tumore. Non ho fatto intervento, non ho fatto chemio. Mi sono affidata ad un omeopata di Torino che al tempo era molto conosciuto. Guarigione in sei mesi, totale. E da quel momento ho dedicato tutto, tutto quello che avevo, a livello anche economico, non solo energetico,per potere comprendere il più possibile l’omeopatia Unicista . Al tempo L’ Università di Omeopatia o Accademie in Italia, non esistevano, non solo, nel 1971 è stato chiuso anche l’Ospedale Omeopatico e la farmacia Omeopatica,questo per mancanza di nuove leve e non per mancanza di pazienti,  per cui ho dovuto investire molto denaro ed energie per studiare all’estero. In Italia ormai i corsi di Omeopatia venivano gestiti da case farmaceutiche,  questo a me non interessava, anche perché non insegnavano Omeopatia Unicista mal’Omeopatia francese, più rimedi più costi per il paziente.

-Quanti anni avevi quando questo tumore è emerso?

Avevo 29 anni.

-Ti eri già laureata in precedenza?

Sì, avevo conseguito la prima laurea che avevo 23 anni. Poi,da poco tempo avevano aperto la facoltà di psicologia; e così ho proseguito con gli studi di psicologia. Non mi sono mai abilitata perché proprio in quel periodo emerse il tumore. E da lì uno studio, una passione.. che è durata tutta la vita. .

-Naturalmente ti sei chiesta perché questo tumore era emerso..

Certo. Ho capito quale era stato il conflitto alla base del tumore e l’ho risolto insomma; anche se alcune sfumature di questo tumore  le ho portate a galla quando ho fatto i corsi di bioenergia, di psicogenealogia,ecc.  comunque, è anche una scoperta infinita. Lavori con le persone, lavori con il pubblico e non smetti mai di lavorare su te stesso.

-Il tuo conflitto lo comprendesti già durante il trattamento omeopatico quindi..

Sì, durante il trattamento omeopatico, considerando che  per sei mesi ho preso un unico rimedio e non 45, come fanno gran parte delle persone adesso, senza risultati. Ho scelto un omeopata unicista, perché so che l’unicismo lavora anche a livello psicologico,mentale, emozionale. Quindi è stato anche il rimedio a fare ritornare alla mente vecchi  traumi e conflitti lasciati in sospeso, ma vivendoli e guardandoli da spettatrice. Quando prendi un rimedio omeopatico, quando guardi il trauma che avevi rimosso è come se guardassi il film di un’altra persona dall’esterno.

-Che differenza c’è tra l’omeopatia unicista e l’omeopatia che viene spesso praticata?

L’omeopatia praticata in via maggioritaria nel nostro Paese è l’omeopatia cosiddetta “pluralista”, che non è l’omeopatia originaria, che era e rimane unicista. Mentre l’omeopatia unicista prevede l’uso di un solo rimedio per volta, l’omeopatia pluralista ne prescrive tanti, ma non ha la stessa potenza risolutiva dell’omeopatia classica. Ribadisco da sempre che l’omeopatia pluralista cura, ma non guarisce veramente. Questa forma di omeopatia è una creazione del francese Boiron, ed è portata avanti dagli interessi delle aziende farmaceutiche omeopatiche. Ci sono tanti medici che prescrivono omeopatia avendo fatto corsi con  case farmaceutiche, non sapendo neppure dell’esistenza dell’Organon ,la bibbia degli omeopati, dove studi come funziona veramente l’omeopatia.  E poi un altro libro che tutti dovrebbero leggere scritto da  Vithoulkas George “la scienza dell’omeopatia” ; fondatore in  Grecia dell’ Accademia Internazionale di Omeopatia Classica, libro che tutti  i pazienti omeopatici devono leggere.

-Questo omeopata con cui ti curasti che tipo di persona era?

Al tempo era un grande personaggio. Molto umano, molto preparato anche sul piano culturale.  E’stato lui a spronarmi a intraprendere gli studi di omeopatia, avendo io  anche delle basi di psicologia molto serie.Poi, qualcosa è cambiato nel suo atteggiamento. Dal momento che ha visto che  potevo esercitare la professione, fare ricerca, andare avanti, mettermi in contatto con realtà di tutto il mondo,  mi ha fatto guerra.

-Come fu per te l’impatto della cura?

Quando inizialmente un amico mi propose di provare con l’omeopatia, ero un po’ scettica. Dopo la prima visita,  andai subito in una libreria e al tempo spesi un milione di lire per comprare tutti i libri possibili sull’omeopatia …  non potevo permettermi grandi spese in quei tempi. Ma sentivo che dovevo fare così. E’ stato un impatto molto forte. E ha rappresentato l’inizio di un viaggio che mi ha segnato per sempre. Per me l’omeopatia è stata il mio più grande amore dopo mia figlia. Considera che nello stesso periodo mia figlia di  tre anni aveva  sviluppato un pneumatorace per soppressione da varicella con cortisone,non riuscivano più a salvarla, le volevano togliere un polmone…  poi è arrivata sempre la stessa persona, ha alzato la tenda ad ossigeno, le ha messo un rimedio omeopatico in bocca, mia figlia è sfebbrata il giorno dopo, il polmone è ripartito.

-Queste letture  ti convinsero da subito, ti portarono immediatamente a “crederci”?

Sì, l’omeopatia mi convinse subito, proprio perché il primo libro che ho letto fu l’Organon di Hahnemann. Hahnemann è il fondatore dell’omeopatia  unicistica. In quel libro c’era la spiegazione di come Hahnemann era arrivato a questo. E per me aveva tutto un senso scientifico.

-Immagina adesso di trovarti di fronte persone che nulla sanno dell’omeopatia? Quali sono la sua logica e i suoi principi?

Innanzitutto dobbiamo dire due cose su Samuel Hahnemann.  Stiamo parlando della seconda metà dell’ottocento.  Lui era un medico, all’epoca i medici usavano salassi, digiuni; tutta una serie di cose allucinanti. Dopo che gli erano morti per malattia la moglie e quattro degli 11  figli, decise di chiudere lo studio medico dichiarando, “io non riesco a curare nessuno”.

Ma dovendo mantenere gli altri figli, inizia la professione di  traduttore.. dal latino, dal greco,da altre lingue. Un giorno , traducendo la materia medica del Cullen,  si accorge che gli operai che all’epoca lavoravano il chinino, avevano tutti i sintomi della malaria, senza avere la malaria, e da quel momento parte il colpo di genio. Nel senso che.. un rimedio.. una pianta, un minerale, un animale.. lavorato e posto  in tintura,diluito e dinamizzato produrrà i sintomi della malattia senza avere la malattia. A questo punto Hahnemann inizia a preparare chinino molto diluito e a somministrarselo, notando che la tintura produceva sintomi o come viene comunemente detto aggravamento dei sintomi, ma avendo conoscenze di spagiria e alchimia inizia non solo a diluire il prodotto ma a dare delle forti succussioni, a quel punto si è reso conto che il paziente non solo migliorava, ma in alcuni casi guariva.

-Tu intendi dire che lui capì sia che lo stesso prodotto che può generare una malattia, può essere alla base della risoluzione di quella malattia e sia che diminuendo la concentrazione della materia, questa diventa sempre più potente dal punto di vista curativo. Ora tu sai che per molti questa cosa ha una logica, per altri si tratta di un mito, di una favola mai provata.

La facoltà di fisica di Atene ha proprio creato un macchinario che dimostra quanto detto. Questi studi sono stati pubblicati chiaramente in inglese. In Italia non sono mai arrivati se non ne parliamo noi.  In Italia c’è una grande carenza di informazione da questo punto di vista.

-Ma perché, nell’ambito dell’omeopatia classica.. unicista..è quella di un rimedio alla volta?

Tu in quel momento sei un soggetto, un individuo unico,diverso da tutti gli altri, con le sue caratteristiche fisiche, mentali ed emozionali  e solo con un rimedio per volta si potrà fare una perfetta calibrazione sul suo stato energetico globale.Nel momento in cui si sono creati dei problemi sul livello fisico, o a livello emozionale o mentale, quel rimedio ti porterà in una sorta di equilibrio. Il rimedio omeopatico non fa altro che rimettere in equilibrio i tre piani,mentale, emozionale, fisico.

-Ma perché funziona?

Perché sono medicinali di frequenza, e noi tutti abbiamo un ritmo e una frequenza, gli stessi nostri organi: il cuore il polmone ecc. .Abbiamo un ritmo cardiaco, respiratorio, polmonare. Abbiamo anche un ritmo nel fare le cose. Se somministro quattro rimedi diversi, con una diluizione molto bassa in cui trovo ancora materia, non solo posso avere un peggioramento, ma non risolvo il problema.  Mi curo ma non guarisco. Sono due cose completamente diverse.

-Come si individua il rimedio omeopatico?

Funziona in base alla sperimentazione. Tra l’altro l’omeopatia unicista è l’unica terapia al mondo che fa sperimentazione sull’uomo sano. Preparo una diluzione alla 30 CH, di un minerale, di un animale di un… estratto dalla malattia, quindi diluisco e dinamizzo la sostanza 30 volte ma ad ogni passaggio effettuerò 100 succussioni (centesimale Hannemanniana,vuol dire questo il CH riportato sulla confezione dei rimedi ). somministro tre volte al giorno per quindici giorni ad un gruppo di persone sane, senza essere sottoposti a farmaci e che non hanno avuto gravi patologie, nell’arco di qualche giorno, i soggetti detti sperimentatori, daranno sintomi emozionali, fisici e mentali, ma senza la malattia.

-Se dovessi spiegare ad una persona semplice cos’è la dinamizzazione o succussione.

Uso una goccia della tintura madre del prodotto che ho preparato, Prendo –facendo numeri ipotetici- una goccia di quella tintura madre e le matterò in un flacone dove ci sono novantanove gocce d’acqua o alcol.  E darò cento succussioni, cento colpi.. chiaramente i laboratori hanno dei  bracci meccanici, con una piega di  novanta gradi. Il braccio deve colpire con quell’angolazione di novanta gradi. Se invece lo effettua con un’angolazione maggiore o minore il rimedio non ha la stessa frequenza. Hanemann addirittura diceva che più il braccio con cui dai la successione è lungo, più il rimedio acquista potenza. Infatti lui addirittura avvolgeva il flacone nelle “vanghe” dei contadini.

-Quindi fammi capire, si mette una goccia di tintura madre insieme ad altre cento gocce di alcol…

Sì. E dopo aver effettuato 100 colpi al flacone ho la 1ch..che vuol dire centesimale “hahnemanniana”.

-Quindi una volta messa questa goccia in mezzo ad altre novantanove gocce di alcool..

A quel punto io estraggo da questo preparato un’altra goccia da mettere in un altro flacone, aggiungo altre novantanove gocce di acqua,faccio altre cento successioni, e ho la 2 ch. Hahnemann arrivava fino alla 30ch in questo modo.

-Ovvero questo processo viene portato avanti fino a 30 volte di seguito?

Esatto. La sperimentazione ancora oggi nel mondo si fa con la 30 ch.

-Tu capisci come questo è rivoluzionario rispetto ad ogni logica quantitativa astratta. Perché una cosa ridotta all’infinitesimo,diventerebbe più potente.

La fisica quantistica ne ha dato prova e conferma. Varie sperimentazioni. Ma anche la natura stessa ci dà prove e conferme. E’ la materia che dà la pesantezza, è la materia che costringe.. ma questo in tutte le filosofie, in tutte le religioni.. liberando la luce e l’energia al’interno della materia, ho dei risultati.

-Ci stiamo avvicinando ad un concetto che può in qualche modo essere capito anche da chi non ha approfondito la materia.. Tu stai dicendo che dinamizzando sempre di più, è come se la scintilla vitale di una materia, di un prodotto, di una sostanza, si libera con più potenza. Ho capito bene?

Perfetto. Hai trovato le parole giuste.

- Il fatto di sapere che qualora si presenti un problema tu userai quel tipo di prodotto, a monte, il collegamento tra quel problema e quel prodotto, è stato individuato con queste sperimentazioni che hai detto prima?

Qui c’è da fare una specifica. Se arrivano dieci persone con la psoriasi,  consiglierò dieci rimedi diversi, perché  non devo tenere conto solo del sintomo fisico, ma del  vissuto di una persona, dell’anamnesi personale e  famigliare. Infatti per  la psoriasi, troverò 400 rimedi su 5000 sperimentati. Quindi tra quei rimedi che ho descritto dovrò scegliere quel rimedio che, a livello di sperimentazione sull’uomo sano, ha dato gli stessi disturbi mentali, emozionali e fisici della persona che ho di fronte.

-Quindi esistono degli archivi, dei repertori di studi..

Esatto, materie mediche e repertori.

-Questi repertori come sono sorti, come vengono aggiornati..chi li raccoglie?

I repertori risalgono già all’inizio del novecento. Anzi,anche un po’ prima, visto che il primo repertorio l’ha fatto il Benninghause ,era un agronomo e genero di Hahnnemann.  Negli Stati Uniti il repertorio di Kent all’inizio del novecento.Dopodiché, grazie a Frederik Schroyens belga, siamo riusciti ad avere quello che noi chiamiamo radar o Syntesis.  Devo trovare il rimedio adeguato a tutte le descrizioni mentali emozionali e fisiche del soggetto  che ho di fronte.

-Quindi possiamo dire che adesso c’è un mega archiviounitario con tutti questi rimedi?

Esatto..  siamo collegati con tutto il mondo.

-E di volta in volta viene aggiornato?

Viene sempre aggiornato. La sede fisica è in Belgio, dove ci sono tutti gli archivi. Da lì viene informaticamente inviato a tutti i posti del mondo.

-Quindi, per fare un esempio stupido, se uno gli fa male il mignolo, si vanno a vedere i rimedi sperimentati positivamente per  il dolore al mignolo. Nel corso delle sperimentazioni, poi, sono emersi anche altri riferimenti oltre al “solo”dolore al mignolo. Ad esempio male al mignolo e mal di testa, e male al mignolo e rabbiosità.  Diciamo che ci sono quindici rimedi per il male al mignolo. E tu a seconda di quale di questi quindici rimedi è più compatibile col caso che stai esaminando, ti affidi a quello.

Io valuto però conoscendo la materia medica di quel rimedio,..a livello mentale, emozionale e fisico.. posso prescrivere quel rimedio oppure un altro. Ma devo conoscere bene la materia medica. E invece tanti miei colleghi cosa fanno? Mettono i sintomi in questo programma, e poi il primo rimedio che gli appare, danno il rimedio.

-Riepilogando.. c’è un problema, quel problema è connesso però ad una possibile molteplicità di altri sintomi. Questo grande archivione,questo repertorio, fa una selezione di una serie di possibilità significative dal punto di vista sintomatologico.. si fa una ricerca, tu trovi l’emblema più analogo al tuo problema e quello diventa un forte argomento per quella persona.

Posso farti un esempio pratico?

-Certo..

Esempio arriva da me una persona che ha l’insonnia.  I rimedi per l’insonnia sono 542… che sono tra l’altro per gradi.. primo grado, secondo grado, terzo grado, quarto grado;a seconda della gravità. Quarto grado vuol dire che ho l’insonnia da mesi, da anni.. e che ce l’ho sempre, tutte le notti. Primo grado vuol dire che ne soffro ogni tanto, per cui  farò una serie di altre domande, che si sviluppano appunto nel colloquio omeopatico. Domande come“quali altre situazioni fisiche hai avuto nella vita?” “come l’organismo ha reagito?…”. Se, per esempio, nel tuo percorso di vita,  hai avuto un intervento di appendicite e dopo 48 ore sei stato benissimo, vuol dire che la tua energia vitale è molto forte,molto alta, molto buona. Se invece hai avuto tutta una serie di conseguenze da questo intervento.. sei stato un mese chiuso in casa.. perché debole,debilitato, o perché l’anestesia ti ha dato qualche danno, vuol dire che la tua energia vitale era molto molto bassa. Innanzitutto lo scopo è andare a ricercare perché l’energia vitale è alta e bassa;  anche attraverso l’anamnesi famigliare, prendendo in considerazione ciò che hanno avuto i miei genitori. Ma se i miei genitori ultra novantenni  stanno bene,vuol dire che la mia energia vitale si è abbassata per una serie di traumi che io ho avuto nella vita. Quindi vado ad indagare su tutto questo. In omeopatia si fanno delle domande. Come è il sonno, quali sogni fai, le tue paure, dal buio, ai fantasmi, agli animali, che tipo di ansie hai, come le vivi, cosa ti piace mangiare, queste sono tutte cose che fanno parte del colloquio omeopatico,quali sono i cibi per cui hai avversione, gli hobby che hai, di cosa ti interessi, se sei pigro, quale stagione ti piace, come cammini, come dormi. Questi sono tutti sintomi omeopatici. Quindi, in base alle risposte che tu mi darai, io dai quei 542 rimedi troverò quello che mi darà tutti  i sintomi che hai descritto, perché li hanno avuti gli sperimentatori durante la sperimentazione, e per il principio di similitudine consiglio lo stesso rimedio. Uno dei principi storici dell’omeopatia è “simile cura il simile”.

-Quindi tu dai il rimedio che più corrisponde tra il dato e la persona concreta che hai di fronte.

Esatto.

-Ma ti è mai successo che quella persona potesse avere due problemi principali, decisivi, nel cui caso, ognuno di essi, visto singolarmente spingeva verso  una direzione, e l’altro verso un’altra?

Impossibile, se studi la materia medica è impossibile.. vuoldire che se tizio ha avuto la psoriasi e ora ha un cancro al fegato con l’ipertensione, si prescrive sempre e solo un rimedio, in questo caso scelto in base all’ultima parte della sua vita.

-Quindi non può accadere che vi siano alcuni sintomi che portano in maniera inequivocabile verso un rimedio e altri sintomi che portano verso un altro rimedio e tu lì puoi scegliere uno dei due?

No, no.. è impossibile. E’ vero che tanti rimedi hanno sintomi comuni, ma con un buon colloquio e la conoscenza della materia medica..alla fine ci sarà solo un rimedio.. per quel momento. Magari tra sei mesi avrai bisogno di un altro rimedio, ma prescrivi sempre e solo un rimedio sulla situazione del momento. Ora ti spiego.. nei casi più gravi.. ai pazienti ho dato 4 – 5 rimedi. Ma dare 4-5 rimedi, vuol dire che questi sono stratificati come una cipolla. Quindi io devo prendere i sintomi del momento e dargli il primo rimedio, quando si presenteranno.. chiamiamoli sintomi.. del secondo,darò il secondo rimedio. I rimedi vengono dati uno singolarmente quando si presentano i sintomi di quel rimedio. Il paziente starà sempre meglio.. e comunque i primi sintomi a scomparire sono quelli che noi chiamiamo gravi.

-Ritorniamo alla tua vita. Tu intraprendi questa cura conl’omeopata, guarisci in sei mesi, intanto ti eri messa a studiare,.. quanti anni sono durati tuoi studi?

Non ho ancora smesso.

-Ma quanto tempo hai studiato perché tu potessi diventare ingrado di curare veramente gli altri?

Quattro anni.

-Quattro anni che hai passato dove?

Tra gli Stati Uniti, Germania, Grecia, Belgio, Inghilterra, Cuba.

-Quindi andavi di volta in volta, stavi alcuni mesi.. alcuni anni.. poi ti spostavi in un altro paese. Giravi così, insomma?

Esatto. Considera sempre che io avevo la bambina piccola da crescere. Dove ho potuto l’ho portata con me.

-Quindi hai avuto 4-5 anni di fuoco?

Di fuoco, con una bambina piccola e sola.

-Sola perché?

Mi ero separata. Tra l’altro anche il mio ex marito si è dedicato all’omeopatia.

-Dopo questi 4-5 anni di studio intensivo, ti trasferisci aTorino e poi vai di volta in volta a frequentare dei corsi… tipo una vita a metà, metà a Torino e metà in giro per il mondo?

Esatto.

-E questa cosa è continuata finora..

Sì..

-Comunque, una volta che tu intraprendi questi studi, succede qualcosa di particolare, o continui secondo una direzione costante,senza particolari mutamenti?

Nel momento in cui studiavo, ogni scoperta, ogni collegamento, si collegava a tutto quello che avevo letto e studiato in passato. E soprattutto ho dato a me stessa delle risposte a tanti perché certe cose succedevano a me o ad altri.  E quindi ogni volta che studiavo e leggevo mi affascinavo sempre di più, me ne innamoravo sempre di più. L’omeopatia è veramente il mio secondo amore dopo mia figlia.

-Non hai mai provato perplessità, sei sempre stata convinta?

Ho trovato sempre riscontro, immediato.

-A un certo punto ti sei sentita in grado di operare sui pazienti.

Preferisco chiamarli clienti.

-Su clienti.. come medico omeopatico..

Non come medico, come omeopata.. addirittura per me l’omeopatia dovrebbero farla solo gli psicologi. O fai il medico o fai l’omeopata,sono due cose diverse.

-Tu sei contraria a quei medici che fanno anche omeopatia?

Sì, a quel punto tu non puoi dare l’antibiotico al mattino con la mutua, e il pomeriggio far pagare 150 euro e dare i rimedi omeopatici.

-E se uno ti dicesse che anche essendo medico, prescrivendo pure i rimedi omeopatici agevola la situazione del paziente?

Tra i miei allievi ho avuto e ho dei medici straordinari, praticano della vera omeopatia, e sono addirittura i medici di base, che non potrebbero neppure farlo. Tra i miei allievi ci sono state persone straordinarie che continuano veramente ad essere straordinari adesso.  Tra i miei allievi  ho avuto una farmacista di Bologna,  si è trasferita in Mozambico, era a Nord come volontariato per aiuti umanitari, si confronterà con un’epidemia di colera,aiutandoli con tre rimedi, non avevano altri farmaci… scusa l’enfasi…

-No.. non ho nulla contro l’enfasi. Semmai sono perplesso quando vedo troppa poca enfasi. .. Tu parli di tuoi allievi, spiega meglio.

Alla fine degli anni ’80, insieme con altre persone ho fondato una scuola di omeopatia, la Mirdad con sede a Torino. Una vera scuola di omeopatia unicista. Sono stata io in a portare in Italia l’omeopatia ai non medici.

-La tua esperienza come omeopata praticante come è stata? Come è stato avere a che fare con i pazienti nel corso degli anni?

Avere avuto a che fare, negli anni, con i clienti omeopatici, è stata una bellissima terapia, perché in un sistema di consulenza di questo tipo hai uno scambio con una persona e quindi la persona che hai difronte, con le sue storie, con le sue emozioni, ti arricchisce, ti fa vedere la vita con occhi diversi, ti entusiasma. Senti la fortissima emozione quando quella persona per anni non è riuscita a risolvere un problema e tu glielo hai risolto. Ma non è l’ego, è con lacrime e commozione dire “hai capito? Ce l’hai fatta. Sei uno in più.” Questo io vivo. Ma questo lo viviamo in pochi. Siamo veramente in pochi.

-Pochi quanto?

Credo un centinaio in tutta Italia. Saremo circa un centinaio i veri omeopati unicisti. Gran parte sono quasi nascosti, non si pubblicizzano. Si conoscono tutti tramite passaparola. Sono delle persone straordinarie. Alcuni vogliono proprio evitare che si sappia che praticano l’omeopatia; ad esempio chi fa il medico di base non vuole mettere il cartello che fa anche l’omeopata, perché l’ASL potrebbe intervenire, ecc.

-Ti faccio una domanda in schiettezza. Riguardo gli omeopati che prescrivono più farmaci, ti è mai venuto il dubbio se nel valutarli criticamente ci sia  da parte tua una diffidenza a prescindere, e se mai ti sei provata ad accostare al loro approccio e ai loro possibili risultati?

Ma certo. E diversi loro casi sono risolti, ho fatto delle ricerche e devo dirti che nei casi in cui hanno funzionato le loro cure, io avrei prescritto un solo rimedio, uno di quelli che era nel loro elenco…

-Tu vuoi dire che in quei casi la cura ha funzionato perché il rimedio davvero efficace è riuscito ad operare senza essere invalidato dagli altri rimedi? 

Esatto. Però il problema in questi casi è che avendo dato diluizioni molto basse di materia, il paziente ritorna di nuovo in ricaduta, perché si cura e non si guarisce con quelle potenze. Il problema è che questi medici prescrivono le 15 ch, le 6 ch, quindi la potenza non si libera dalla materia.  personalmente uso le diluizioni K e non CH, e dalla duecento in su, e abbiamo visto che non ci sono aggravamenti omeopatici di nessun tipo . Il paziente sta bene.. subito.

-In pratica stai dicendo che la vostra diluizione è molto molto più approfondita della media di diluizione solitamente usata da chi prescrive più rimedi contemporaneamente.  Ma perché non applicano la stessa vostra logica della diluizione?

Non la conoscono, perché hanno fatto i corsi con Boiron in buona fede. E in quei corsi  gli hanno insegnato che si prescrive sul mal di gola quattro rimedi alla 7 ch. Gli hanno insegnato che se hai preso la febbre gli dai aconitum belladonna, mercurio alla7 ch.

-Insomma, il classico protocollo..

I famosi protocolli. Hanno allopatizzato l’omeopatia. Tanti pediatri fanno questo tipo di omeopatia. Poi le mamme si stufano e arrivano da noi perché il figlio continua costantemente a prendere granulini.. ma guarirà o no questo bambino?

-In Italia gli omeopati unicisti hai detto che sono un centinaio, e i pluralisti?

Migliaia.

-Quanto dura una visita omeopatica?

La mia dura almeno un’ora, ma nei casi più complicati anche   due ore.

-Quanto costa una tua visita omeopatica?

120 euro con la fattura, perché c’è l’IVA.

-Mentre i farmaci?

Prendi un rimedio unico diciamo per un mese.. per un prezzo che può essere intorno a 15 euro.

-Per quanto è impossibile fare una statistica, in genere,sui pazienti che giungono a voi, i risultati quali sono stati nel tempo? Hai mai fatto un calcolo del tipo, su cento persone con l’allergia.. quanti hanno risolto l’allergia?

Tutti.

-Tutti? Tu mi stai dicendo che l’esito delle cure è il 100% di guarigioni?

Sì. Io vivo del mio lavoro, ci sarà un motivo. I proventi della scuola mantengono la scuola non me.

-Riguardo la scuola che hai fondato.. quanti anni dura il percorso di studi?

Se tu hai già una base di alcune materie, come fisiopatologia, o sei già un naturopata.. due anni e poi  varie specializzazioni, come ho fatto io, girando un po’ il mondo.

-Se invece una persona non ha fatto assolutamente nulla, quant’è la durata del percorso?

Quattro anni.

-Cioè due anni di scuola base e due anni di specializzazioni.

Sì.

-Quali sono i costi?

Tremila euro l’anno.

-E riguardo le esperienze all’estero?

I quattro anni sono fatti qui. Poi una volta diplomato, ti viene offerta la possibilità di andare all’estero.. ma a tue spese, per fare altre esperienze. Valuterai se vorrai farle.

-Sono una sorta di specializzazioni?

Più che specializzazioni sono una integrazione a quello che sai già. Fai delle esperienze sul campo. Cuba per me è stata un’esperienza sul campo, Gli USA con i casi d’autismo è stata una esperienza sul campo, la Grecia dove vedi tutti i casi dal vivo è stata un esperienza sul campo. In India ci sono vere e proprie facoltà di omeopatia; lì in pratica decidi se fare il medico o fare l’omeopata.

-Che tipo di risultati hai avuto?

Ottimi. Tra l’altro noi abbiamo anche il dipartimento di naturopatia. Ma le più grandi soddisfazioni le ho avute dall’omeopatia.

-Cosa pensi delle altre pratiche curative non convenzionali:fiori di Bach, fitoterapia, ecc.?

Tu considera che quella che si avvicina di più all’omeopatia è la spagiria, la spagiria classica, che in Italia non è riconosciuta e devi scrivere, “integratore alimentare” sopra il rimedio spagirico, mentre inSvizzera ad esempio c’è scritto “prodotto spagirico”. Funziona abbastanza come l’omeopatia. I fiori di Bach agiscono su un altro livello.  La fitogemmoterapia è un’altra ottima cosa; a  differenza della fitoterapia classica, dove usando le tinture madri  puoi avere qualche problema se nel contempo prendi anche farmaci, la fitogemmoterapia , usando le gemme delle piante ,esclude il rischio di effetti collaterali. Comunque, tutte queste cose sono un grande supporto, insieme all’omeopatia, meglio ancora. Non sono un’integralista,  devono essere usati  i prodotti che possono essere utili.  Ho visto guarigioni spettacolari con prodotti spagirici. Ho visto nell’immediato la situazione risolversi con i fiori di Bach.

-Tu quindi sei contro l’utilizzo di più rimedi omeopatici..non contro l’utilizzo di un rimedio omeopatico e di altro.

Esatto. La presenza di rimedi diversi non interferisce col rimedio omeopatico.

-Quali sono i casi più gravi che hai visto trattare conl’omeopatia classica?

Di tutto. Cancri, tumori, autismo, sclerosi, schizofrenia.

-Ci sono medici omeopatici che dicono che le patologie più gravi non si possono curare con l’omeopatia.

E’ perché non hanno studiato.

-In questi casi una delle cose contro le quali si sbatte sempre la testa è la difficoltà ad avere una casistica. Si dovrebbe riuscire a fare una cosa del tipo.. 3000 pazienti, che iniziano nello stesso momento-monitorati dall’inizio alla fine- per poter poi dire “guardate, abbiamo fatto questa ricerca,e questi sono i risultati”. Oppure, come talvolta accade con le sperimentazioni scientifiche, si potrebbe agire trattando, ad esempio, tremilapersone con i rimedi classici e tremila con i rimedi omeopatici, per poi vedere, dopo un tot periodo di tempo (ad esempio un anno), lo stato di quelle persone; sia quelle trattate con i farmaci sia queste trattate con i rimedi omeopatici. Così avreste una sorta di ancoraggio medico anche dal punto di vista legale.

Sono state fatte delle sperimentazioni del genere in cliniche private, con grandi risultati…. Ma il mondo accademico…. E non dico altro…

-Ma riguardo a questi pazienti che negli anni sono giunti da voi.. avete comunque registrato i loro risultati? Avete fatto  una sorta di rendiconto?

Noi avevamo fatto addirittura i video con queste persone.Quando c’è stato l’incendio ci hanno distrutto tutto.  Da dieci anni abbiamo ricominciato da capo.

-Incendio?.. Raccontami di queste vicende. Queste reazioni ostili quando sono cominciate?

All’inizio erano screditamenti. La prima volta che ci hanno mandato i NAS –che sono entrati e usciti perché non hanno trovato niente- era il 97. Poi ripresero di nuovo screditamento. Poi l’incendio, nel 2003.. dove perdemmo tutto. E poi i nuovo lo screditamento. Nel 2008 ancora la finanza mandata da una collega omeopata. Quest’ultima vicenda ha comportato l’interrogatorio di più di 500 pazienti in tutta Italia. I pazienti erano incazzati neri, perché trovavano intollerabile essere interrogati per una cosa che li aveva fatti stare bene. In Italia c’è un problema. Ci sono molti magistrati che quando sentono le parole cura.. paziente.. terapia.. guarigione…  dicono “tu hai compiuto un atto medico.. non sei laureato in medicina e chirurgia in Italia”. Ecco perché stiamo optando perla fondazione. Perché con la supervisione di tre medici non dovrebbero esserci problemi.

-E dopo il 2008 è accaduto altro?

L’ultimo atto.. l’anno scorso.. ci hanno rimandato i NAS. Però ricordo anche un momento che mi diede un senso di conforto. Quando arrivò  la finanza giudiziaria, il maresciallo che seguiva l’operazione era laureato in giurisprudenza, era un uomo di cultura, aveva capito benissimo quello che facevamo e ci disse “mi spiace, perché stiamo conducendo un’indagine,investendo degli uomini che devono fare altro per una cosa assolutamente pulita.. complimenti.. tanto di cappello”.

-Torniamo un’ultima volta all’approccio curativo. Secondo te quanto incide la personalità di una persona, le sue emozioni, con la patologia?

Cento per cento.

-Però qui tu non stai considerando onde elettromagnetiche,  cibo e altre cose.

“Tutto è veleno” diceva Paracelso. E’ chiaro che se lavoro 30 anni a contatto con l’eternit sicuramente avrò dei problemi ai polmoni. E’ chiaro che in tanti casi il problema arriva da fuori. Ma  devo avere anche una predisposizione. E’comunque fondamentale l’energia vitale. Ti faccio un esempio pratico adesso.. se io  mangio tutti i giorni carne impanata,  sicuramente prima o poi avrò dei problemi al pancreas e al fegato. Se la mia energia vitale è alta magari li avrò dopo vent’anni, se la mia energia vitale è bassa magari  li avrò dopo un anno, unanno e mezzo, e devo trovare quel rimedio che elimini questa voglia.Ecco perché noi chiediamo desideri e avversioni alimentari nel colloquio omeopatico

-Cos’è quell’elemento che fa la differenza nella guarigione? Dove sta quel di più?

L’atteggiamento mentale, l’atteggiamento emotivo. Quando svolgo il colloquio omeopatico o quando guardo le cose, o come la gente si esprime, rifletto molto, mi soffermo e sento solo parole negative. C’è sempre una parola che si ripete, ed è sempre una parola negativa.

-Domanda, il tipo di atteggiamento incide sulla cura omeopatica?

No. Il rimedio agisce comunque. Tu puoi dire “non funziona..non me ne frega niente.. provo tanto non funziona… “ ma agisce comunque.

-Quindi il rimedio agisce..

A prescindere che tu ci creda o no. Anzi per me la sfida è proprio nelle persone che non ci credono.  Chiediamoci come mai funziona su neonati e animali?

-In questi territori chiunque si specializza in un campo è convinto che lì è la chiave di tutti i misteri.. ad esempio c’è chi appassiona ai temi del cibo.. e vede solo in quelle tematiche la chiave di tutto.. “l’uomo è ciò che mangia”.

E allora spiegami perché abbiamo avuto casi di cancro in vegetariani e veganiani. L’alimentazione è importante, ma non è l’alimentazione che mi fa venire il cancro. E’ un fatto pesante, esterno, uno stress lunghissimo che è durato più di nove mesi e che ho vissuto in solitudine.

-Concludendo.. su cosa ti stai soffermando in particolare negli ultimi tempi?

 La fondazione.. la fondazione.. la fondazione.. così potremo fare di più.. così potremo fare ricerca.. produrre dati.. essere ancora più efficaci.

-Grazie Marisa

Grazie a te.

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