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I PRINCIPI UNIVERSALI DELL’OMEOPATIA CLASSICA

I PRINCIPI DELL’OMEOPATIA

 

1)       LEGGE DI SIMILITUDINE

2)       VIS VITALIS o Forza Vitale

3)       MIASMI

4)       SPERIMENTAZIONE PURA

5)       DILUIZIONI E SUCCUSSIONI

6)       INDIVIDUALIZZAZIONE DEL MALATO

7)       INDIVIDUALIZZAZIONE DEL RIMEDIO

8)       DOSE UNICA

 

 

1)LEGGE DI SIMILITUDINE

La legge di similitudine è la base fondamentale dell’Omeopatia, è il sostegno sul quale si è costruita tutta una dottrina ed una pratica terapeutica.

La legge di Similitudine è una legge naturale che è sempre esistita. E’ un principio universale che ricopre un ruolo importante per la sua relazione con tutto quello che esiste nell’universo.

La legge di similitudine è “un principio incontrovertibile che dirige tutte le forme e i modi di reazione dell’organismo nel suo processo di adattamento psicofisico con l’ambiente che lo circonda” (Paschero).

La legge di similitudine viene usata in medicina empirica da tempo immemorabile, però fu Ippocrate che evidenziò la sua applicazione in Medicina.

Hahnemann conobbe perfettamente, attraverso i suoi studi, la legge di Similitudine e trovò la maniera di come applicarla metodicamente e sistematicamente alla medicina.

In effetti mediante alcune sostanze che utilizzò in esperimenti in serie sull’essere umano, tanto sulla propria persona, quanto su familiari ed amici, comprovò la sostanza e la sequenza dei risultati.

Queste sostanze perfettamente conosciute da Lui per averle sperimentate, gli permisero per similitudine di somministrarle ai malati con conseguente guarigione.

In tal modo gli fu possibile enunciare la legge di similitudine: similia similibus curantur, con una legge che viene attuata razionalmente in medicina; così, Hahnemann crea un metodo medico basato sulla legge di similitudine al quale dà il nome di Omeopatia.

 

Il ristabilimento della salute è prodotto dallo stimolo energetico del rimedio omeopatico che è stato provato nella sperimentazione pura su gruppi di persone sane e ha fatto sì che ciascuna di queste reagisse in concordanza alla sua peculiare maniera di reagire, evidenziando una serie di sintomi, che costituiscono la patogenesi, con la quale si può stabilire la comparazione con quelli che sono simili ai sintomi che formano il quadro caratteristico del quadro malato.

 

Pertanto, la legge di similitudine deve essere analizzata: da un lato, in funzione dello stato energetico miasmatico, ossia dell’energia vitale alterata, e dall’altro dall’energia del rimedio omeopatico.

Dobbiamo conoscere in anticipo quale tipo di alterazione energetica ha il malato e che qualità ha il rimedio. Non abbiamo un mezzo obiettivo perfezionato per misurare direttamente l’energia alterata del paziente, e nemmeno l’energia del rimedio che gli corrisponde per similitudine; però abbiamo mezzi per investigare e determinare le conseguenze dell’energia vitale alterata e questi sono i sintomi soggettivi e obiettivi che ci mostra lo studio del malato.

 

Pur conosciamo le conseguenze apparse nel terreno umano “sano” in seguito all’azione dei farmaci che gli sono stati somministrati nella sperimentazione pura.

Il soggetto manifesta il suo squilibrio energetico attraverso una sintomatologia che è ottenuta dallo studio del terapeuta. Sintomi che sono caratteristici di questo malato in particolare e che sono la conseguenza dei suoi miasmi.

Lo stimolo energetico del medicamento si conosce quando lo si sperimenta in serie sulle persone sane per evidenziare sintomi che riescono a manifestarsi negli individui sotto sperimentazione, dovuti allo stimolo energetico farmacologico impiegato: la patogenesi.

 

Conosciamo attraverso lo studio della materia medica omeopatica, le patogenesi dei medicamenti. In conseguenza, la legge di similitudine si applica in medicina omeopatica allo squilibrio energetico che possiede il malato in relazione alla somministrazione del rimedio, che con la sua energia va a stimolare l’energia vitale del malato.

 

Queste due energie, la miasmatica e quella del rimedio, devono essere similari affinché l’energia alterata del malato – miasma – si corregga.

Questo significa che deve esserci una similitudine dinamica del rimedio e quella miasmatica perché si attui in medicina omeopatica la legge di similitudine.

 

2) VIS VITALIS O Forza Vitale

LA FORZA VITALE VISTA DALLA SCIENZA MODERNA

 

La forza vitale influenza tutti gli aspetti della vita dell’organismo. Si adatta agli influssi ambientali, anima la vita emotiva dell’individuo, dà vita ai pensieri e alla creatività e dirige l’ispirazione spirituale. La corrente di pensiero vitalistica pensava, infatti, che questa forza vitale unisse gli individui con la più profonda Unità dell’universo.

Chiaramente, la forza vitale comprende un ampio spettro di funzioni ed è proprio quel suo aspetto, che garantisce l’equilibrio nello stato patologico, che chiamiamo meccanismo di difesa. Tale meccanismo è una parte integrante della forza vitale, ma è solo una delle sue molte funzioni; il meccanismo di difesa, che opera su tutti e tre i livelli dell’organismo, può essere visto come uno strumento della forza vitale che agisce nel contesto della malattia.

 

Le acute osservazioni di un grande padre dell’Omeopatia J.T. Kent (diciannovesimo secolo), confermate anche negli ultimi decenni, descrivono la forza vitale nel seguente modo:

“La sostanza semplice (forza vitale) è dotata di intelligenza formativa, cioè opera con intelligenza e regola l’economia dell’intero regno animale, vegetale e minerale… la sostanza semplice fornisce ad ogni cosa il suo particolare tipo di vita, le dà una sua diversità, un’identità per la quale differisce da tutte le altre cose. I cristalli della terra, per esempio hanno il loro modo di associarsi, la loro identità; sono dotati di una sostanza semplice che stabilisce la loro unicità rispetto a qualunque altra cosa nel regno animale e minerale. Ciò è dovuto all’intelligenza formativa della sostanza semplice…

Le piante crescono con una loro propria forma fissa. Così per l’uomo, dai suoi inizi alla fine, c’è un continuo afflusso di questa sostanza semplice. Quindi l’uomo e tutte le altre forme di vita sono soggetti alla legge di questo afflusso…….

Questa sostanza è soggetta a cambiamenti: in altre parole può fluire con ordine o disordine, può essere malata o normale..

Pervade l’intera sostanza materiale senza disturbarla o prenderne il posto…

Domina e controlla il corpo che occupa…con essa tutte le funzioni sono mantenute in ordine e così pure il perpetuarsi delle forme e proporzioni di ogni animale, pianta o minerale. Tutte le possibili funzioni sono dovute alla sostanza semplice e attraverso essa l’intero universo è mantenuto in ordine. Non soltanto opera in ogni sostanza materiale, ma è la causa della cooperazione di tutte le cose… la sostanza semplice può esistere come semplice, composta o complessa…

Considerando la sostanza semplice non possiamo parlare in termini di tempo, o di spazio, poichè non siamo nel regno delle scienze matematiche, e delle ristrette misure di tempo e di spazio, ma siamo nel regno della sostanza semplice. E’ limitativo pensare allo spazio e al tempo. Non si può parlare di quantità della sostanza semplice, ma solo di qualità con vari gradi di sfumature.

La sostanza semplice possiede inoltre adattabilità… E’ fuori discussione che l’individuo si adatti al suo ambiente… il corpo morto non può farlo. Se siamo degli attenti osservatori vediamo che la sostanza semplice si adatta sempre a ciò che la circonda.. e così il corpo umano viene mantenuto in stato di ordine, nel freddo e nel caldo, nel secco e nell’umido, e in tutte le circostanze.

Vediamo inoltre che, questa sostanza vitale, se conserva lo stato naturale, è costruttiva, mantiene nel corpo la possibilità di costruirsi e ricostruirsi continuamente. Ma quando è vero l’opposto, cioè quando la forza vitale, per una qualsiasi causa, si allontana dal corpo, vediamo che le forze, in esso contenute, tornate libere, sono distruttive”.

 

Kent espresse queste parole vent’anni prima della formulazione della teoria di Einstein, rappresentando un incredibile trionfo della deduzione e dell’intuito. Senza dubbio non fu mai scritta una descrizione più completa e concisa delle qualità elementari della forza vitale.

Riassumendo si può chiarire con sicurezza che c’è una forza vitale che anima tutti i livelli dell’organismo umano, della quale un aspetto è il meccanismo difensivo e che questa forza vitale ha in sé tutte le qualità che sono state scoperte dalla moderna ricerca nei campi della biologia elettrodinamica.

 

I meccanismi fisiologici e chimici sono semplici strumenti della forza vitale ed agiscono sul piano fisico dell’organismo.

Newton elaborò una teoria della luce, secondo la quale distingueva una luce fenomenica ed una virtuale, che interviene nei meccanismi del vivente ed è portatrice dello spirito.

Mesmer e dopo di lui Galvani pensavano che nel corpo umano ci fosse dell’elettricità, e quindi della luce, la considerarono come la forza della vita.

Innumerevoli esperimenti hanno dimostrato che i campi elettrici sono implicati nelle funzioni di base che controllano la crescita, la morfogenesi, il mantenimento e la riparazione delle cellule viventi.

Solo i campi elettromagnetici o elettrodinamici possono agire per dirigere le continue trasformazioni sia chimico-metaboliche, sia molecolari nel sistema di campi che, di fatto, sembrano assicurare lo sviluppo della struttura ancora prima di qualunque reazione chimica conosciuta.

Le emanazioni elettriche attorno al corpo umano cambiano a seconda dello stato di salute, dell’umore, del carattere.

La distanza alla quale questo campo può essere misurato dipende dalla quantità di tensione generata. Sono stati misurati campi di forza umana anche a distanza di quattro metri.

CAMPI ELETTRICI: sono creati da corpi con una carica e i loro effetti possono essere percepiti solo da corpi con una carica.

CAMPI MAGNETICI: sono prodotti da cariche in movimento.

 

L’Omeopatia si fonda su una visione dell’uomo totale, che nella storia della Medicina ha l’equivalente soltanto nel concetto di uomo come corpo energetico della Medicina Tradizionale Cinese.

Per Hahnemann, la malattia è l’espressione dello squilibrio o del disordine di quella struttura dell’individuo che egli chiama Forza Vitale, o Energia Vitale o Dynamis.

Paragrafo 11 dell’Organon: quando uno si ammala, questa energia vitale, immateriale, attiva per se stessa e presente ovunque nel corpo, è la sola, dall’inizio della malattia, a risentire l’influenza dell’agente morboso ostile alla vita (…). Solo il principio vitale, dopo essere stato così disarmonizzato, può procurare all’organismo le spiacevoli sensazioni che prova e spingerlo a compiere quelle azioni insolite che chiamiamo malattie.

Per l’omeopata dunque, i sintomi non sono la malattia ma, al contrario, l’espressione del meccanismo di difesa dell’organismo nella lotta contro la malattia.

Ogni terapia che si propone di sopprimere i sintomi, quindi le difese dell’organismo, è una terapia che mette in pericolo l’economia dell’organismo stesso, amplificando così il processo morboso (traslatio morbis). La localizzazione morbosa è un segno della malattia, non la malattia, quindi non va soppressa ma curata.

 

Ogni sostanza sia animata che inanimata ha un campo elettromagnetico.

Ogni sostanza somministrata ha la potenzialità di interessare l’organismo in due modi:

1)      con una azione chimica diretta (es. cibo, vitamine, farmaci, tabacco, caffè…)

Le sostanze ad azione chimica diretta possono essere a loro volta:

a)      Biologicamente inerti (es. cellulosa, platino, oro, crusca, solfato di bario…) perché chimicamente ed energeticamente considerate “chiuse” all’interazione con il corpo umano; hanno solo una azione meccanica e sono elettromagneticamente deboli per l’organismo.

b)      Biologicamente attive, perché le energie chimiche o di altro tipo in esse contenute, sono “aperte” all’interazione con il corpo, ovvero esiste un’affinità chimica fra la sostanza e l’organismo.

c)      Ad effetto tossico, come i veleni. Potenzialmente le sostanze tossiche potrebbero procurare effetti su chiunque le prenda, ma il grado di sensibilità di una dose varia a seconda dell’individuo; infatti chi ha un forte grado di sensibilità o di affinità può reagire così violentemente da morirne, mentre un’altra persona meno sensibile a quella sostanza può avere solo una debole reazione. In pratica, la reazione specifica dell’organismo dipende dal grado di suscettibilità, o di affinità per la sostanza.

d)     Ad effetto benefico, come il cibo. E’ possibile che ci sia guarigione con un agente biologicamente attivo, anche se allo stato grezzo, se l’affinità o la risonanza della persona si accorda sufficientemente con la vibrazione della sostanza. In altre parole, se l’affinità è abbastanza stretta, può essere terapeutica anche una sostanza biologicamente attiva in forma grezza, sebbene in genere l’effetto duri solo poco tempo. Per avere guarigioni durevoli, è necessario aumentare l’intensità del campo elettromagnetico della sostanza, ovvero occorre poter “toccare” il piano dinamico del paziente ed interessare il meccanismo di difesa. Ciò avviene con la dinamizzazione, data da succussione e diluizione. Né l’una né l’altra da sole sarebbero efficaci.

 

2)      con azione sul campo elettromagnetico. In questo caso le frequenze della sostanza e dell’organismo sono così vicine da risuonare.

 

 

L’organismo umano funziona per via di questa forza vitale che coordina i tre livelli; è una energia cosmica, è neutrale, né buona, né cattiva, attraversa il nostro organismo ed assume una consistenza particolare che allora può essere o positiva o negativa, creando quindi o blocchi o un armonico fluire. Tale energia può vivere anche senza l’essere fisico.

 

 

 

 

3) I MIASMI

Ogni malato possiede un dinamismo morboso che gli è caratteristico.

Questo principio fondamentale in medicina del terreno è rappresentato dai miasmi e costituisce tutta la problematica della malattia.

Miasma, termine utilizzato da Hahnemann per definire le malattie in medicina omeopatica: è un disturbo della forza vitale ovvero un ostacolo. Il MIASMA è come un filtro costituito per impedire all’energia cosmica di entrare nel corpo fisico. Quindi, più malattie più filtri!!!!!

 

 

E ancora: il Miasma è una perturbazione dell’individuo, integrale, trascendente e predisponente, è uno stato morboso costituzionale, è uno stato anormale di esistenza in uno squilibrio permanente e progressivo, il miasma è nell’individuo.

A mano a mano che l’energia vitale si altera insensibilmente, i miasmi si vanno facendo presenti con un processo in permanente mutamento che rende variabili anche le loro manifestazioni espresse in sintomi; si tratta della produzione di una alterazione morbosa totale del terreno.

Le manifestazioni miasmatiche in generale hanno inizio con localizzazioni imprecise in differenti regioni del corpo; si ha la suscettibilità all’avvio di processi patologici. All’inizio queste manifestazioni scompaiono con o senza trattamento per riapparire in seguito, senza che vi sia una relazione fisico – patologica fra loro, sebbene vi sia una stretta ed ordinata relazione dinamica.

 

Pertanto, i Miasmi sono presenti molto prima che appaiano alterazioni anatomo-cliniche, mentre la loro somatizzazione più avanzata è la lesione anatomo-patologica.

I miasmi rappresentano un fenomeno di espressione vitale che l’essere umano esteriorizza attraverso i sintomi.

 

L’essere umano eredita i miasmi in una certa proporzione non definita, però con la tendenza ad un minor grado rispetto a quella del progenitore, in modo che ogni essere umano ha una carica miasmatica ereditata, con in più quello che acquisisce nel corso della vita.

 

Nell’uomo permane dai tempi remoti da una parte, l’eredità miasmatica che si perpetua attraverso le generazioni, e dall’altra, la sequenza dei fatti che accadono nella vita, ed aumentano il bagaglio miasmatico, di modo che lento e progressivo si prepara il disfacimento fatale.

 

I miasmi sono contagiosi. Il concetto del contagio dei miasmi deve essere inteso dal punto di vista energetico. L’energia vitale è presente in tutto l’essere vivente ed esiste una permanente trasmissione energetica fra gli esseri che vivono in intima relazione.

 

L’energia vitale alterata è ciò che costituisce i miasmi. In altre parole, l’energia vitale che è stata modificata da stimoli energetici, è energia miasmatica. Pertanto una persona con propria energia alterata, che è dinamicamente malata, trasferisce energia morbosa alla persona con la quale ha un costante e diretto contatto e se esiste la suscettibilità di colui che riceve reiteratamente lo stimolo morbigeno, questi si contagia.

 

Esistono tre condizioni per cui si ha un contagio:

a)      il malato che produce il contagio tramite la sua energia vitale morbosa (miasmi).

b)     Il contagio intimo e permanente.

c)      La suscettibilità da parte del ricettore.

 

I Miasmi possono essere incrementati da perturbazioni somatiche, dovute ad influenze del mezzo, sempre e se esiste il disturbo dinamico miasmatico, il quale si estrinsecherà secondo la maniera con la quale si producono queste influenze.

 

Condizioni per cui possa aggravarsi un miasma, a partire da una perturbazione somatica, è che esista già un’alterazione dell’energia vitale.

Abitudini alimentari, tipi di bevanda, clima, sforzi, tossicità esogene ed endogene, ecc., intervengono sul corpo ed agiscono sui centri nervosi, alterando l’armonia psico – somatica, che si ripercuote sulla propria energia vitale; in questo modo, si accentua il disturbo dinamico miasmatico, e parte dei processi Fisio – patologici.

 

I Miasmi possono essere indotti se è già presente l’alterazione dell’energia vitale; esistono esseri viventi la cui energia biologica presenta un’intima relazione con il dinamismo di un miasma, per cui la sua proliferazione nel terreno umano conferisce il disturbo dinamico miasmatico corrispondente. L’energia biologica della noxa morbigena suscita la reazione dell’energia vitale, alterando il suo modo di agire.

In una popolazione che vive isolata per molte generazioni, i suoi individui possono essere malati “dinamicamente” e apparire sani, possono non scatenare un processo morboso per mancanza di una noxa determinata. Al sopraggiungere di questa noxa specifica, la popolazione suscettibile alla noxa sviluppa tutto il quadro morboso che corrisponde fondamentalmente al miasma, in accordo con la noxa eccitante. Questa popolazione è malata “dinamicamente” perché la sua energia vitale è alterata; purtroppo, se non esiste la noxa specifica che la stimoli, non si avrà questa manifestazione morbosa, però in cambio si produrrà tutta una vastità di patologie intrinseche in concordanza con la sua alterazione miasmatica, con una sintomatologia apparente in rapporto ai gradi di alterazioni dinamiche individuali.

Questo evidenzia due circostanze: una determinata noxa può far sì che appaia un’importante patologia in relazione ad un miasma quando il terreno è suscettibile e in concordanza con la profondità dell’alterazione dinamica del malato, e, secondo, l’omeopata potrà sapere qual è la predominanza miasmatica del malato per le caratteristiche della sintomatologia che il terreno pone in evidenza a causa della noxa.

 

I miasmi presenti possono essere diagnosticati e trattati, interferendo così sul loro sviluppo; pertanto, possono essere contenuti e controllati. L’omeopata che studia il terreno malato incontra le sue manifestazioni unicamente nei sintomi scoperti mediante l’interrogatorio, l’indagine clinica, strumentale e laboratoristica. Questi sintomi rivelano l’alterazione dell’energia vitale, però non tutti hanno il valore determinativo che caratterizza il terreno malato, per cui si devono prendere solo quelli che hanno valore per la sua identificazione. A volte esiste una relazione inversa tra i sintomi psichici e i somatici, così quando il processo patologico è profondamente radicato nel corpo, i sintomi psichici che sono importanti per la diagnosi del terreno malato, si riducono considerevolmente.

 

I rimedi impiegati sono ad alta diluizione, preparati in laboratorio, con la tecnica di «dinamizzazione» che conferisce proprietà molto particolari, per cui ciò che si somministra non è già propriamente materia medicamentosa ma un tipo speciale di energia che agisce profondamente, arrivando a suscitare la reazione dell’energia vitale propria del malato. II terreno malato può essere normalizzato solo mediante rimedi che agiscono sull’energia vitale. L’alterazione perniciosa dell’energia vitale viene corretta quando sono scomparsi definitivamente e permanentemente i sintomi che sono espressione del terreno malato.

 

Hahnemann descrive tre miasmi: Psora, Sicosi e Sifilis; vediamo, in sunto, come Paschero ha espresso la maniera con cui i miasmi potrebbero essersi originati:

 

Il trauma della nascita, l’affacciarsi del nuovo essere al mondo che gli è ostile, gli determina una sensazione di abbandono; l’individuo deve reprimere i suoi istinti ed adattarsi per cercare di superare questo abbandono. Compare l’«ansia», che è il sintomo primordiale che tradisce un disturbo dinamico dell’energia vitale.

 

Il primo istinto che struttura la personalità profonda è l’istinto di conservazione, e così l’individuo si difende, cercando di dominare in mezzo all’ambiente con il fine di “autopreservazione”. L’energia vitale al servizio dell’istinto di autoconservazione incorpora l’aggressività per difendersi e conservarsi.

 

Non potendo superare questo «abbandono» che gli  crea la separazione dal tutto si sente solo, ha

angoscia esistenziale e, in ultima istanza, è malato di solitudine. Il disturbo dinamico che deriva da questo «abbandono» va a costituire la Psora.

Quando prevale l’istinto di autoconservazione e l’individuo desidera difendersi con tutti i mezzi dal suo abbandono irreversibile, dalla sua ansietà psorica, si ha un eccesso di ricerca selettiva dei mezzi per alleviare il suo abbandono e crea una ipertrofia delle difese dell’IO. L’istinto di conservazione si è esacerbato per autoaffermarsi a tutti i costi, si costituisce così il malato sicotico.

 

Quando si sente impotente a difendersi dal suo abbandono di fronte al mondo, di fronte alla sua ansietà, la sua ansietà è PAURA, cerca di ritornare nel seno materno, al riposo, alla morte. Quando l’istinto di morte si fa molto intenso, tende a distruggere ciò che gli impedisce di alleviare il suo abbandono di fronte all’ambiente; si costituisce così il malato sifilitico.

 

Tutto ciò che sono le malattie della pelle è psora, un atteggiamento discretamente equilibrato, è psora.

Tutto ciò che è iperproduttivo (ipertensione, tumori proliferativi, logorrea, gonorrea etc.) è sicosi, un atteggiamento iper è sicosi.

Tutto ciò che è degenerativo (ulcere, tumori ulcerativi, ect.) è lues o sifilis, un atteggiamento distruttivo è lues, siphilys.

 

Tutti noi abbiamo in eredità tutti e tre i miasmi; negli ultimi anni Omeopati mondiali come George Vithoulkas (greco), e Rajan Shankaran (indiano) hanno documentato e verificato negli individui altri miasmi (frutto di malattie antiche nel tempo), come la tubercolosi, il cancro, il gonococco, la lebbra, il colera, eccetera.

 

4) SPERIMENTAZIONE pura sull’uomo sano.

Hahnemann è uno dei primi medici che realizza sperimentazioni in serie, comprova ripetutamente l’esattezza delle sue esperienze mediante l’osservazione dei sintomi che vengono prodotti nell’uomo sano, caratteristici per ogni medicamento. Inizia ad assumere egli stesso il chinino per comprovare se la sintomatologia che produce questa sostanza è simile alla sintomatologia dei casi di malaria che il chinino cura. Ripete la sperimentazione e comprova ogni volta il quadro sintomatologico di China: stato di brivido, sudori notturni, anoressia, cefalea intensa con battiti, sete di grandi quantità di acqua, sapore amaro anche per l’acqua, debolezza e tremori degli arti inferiori, sensibilità della cute che è dolente al minimo tatto, addome disteso, fegato ingrossato e sensibile e la periodicità, un giorno su due; tutto ciò gli fa comprendere quale è il motivo per cui il chinino non curava tutti i casi di malaria. Studia altre sostanze: Belladonna, Digitale, Mercurio, Sulphur etc., impiega durante la sperimentazione dosi ponderabili, ridotte o minime e ottiene per ogni rimedio le rispettive patogenesi, cioè i sintomi che ciascuna sostanza produce sperimentalmente nell’uomo sano.

L’Omeopatia impiega il medicamento capace di provocare nell’uomo sano uno stato similare nella sintomatologia a quello che si va a trattare nel malato; pertanto, i farmaci sono stati ripetute volte sperimentati in gruppi di persone sane. D’altra parte non tutti gli sperimentatori reagiscono in eguale maniera alla sperimentazione dei farmaci. Ciascun farmaco stimola dinamicamente facendo sì che ogni individuo reagisca in maniera peculiare e caratteristica alla sua speciale suscettibilità.

 

Non esistono due sperimentatori che reagiscono nella stessa maniera allo stesso farmaco; ciononostante la serie dei sintomi che si produce nella sperimentazione di un farmaco è costante, cioè, sempre, si ripetono gli stessi sintomi della serie del gruppo di studio.

Il modo così diverso nell’espressione sintomatica della serie dei sintomi che costituiscono una patogenesi, insorti durante la sperimentazione nel gruppo di persone sane, significa che ciascun individuo ha una sua particolare maniera di reagire in concordanza con la sua speciale suscettibilità a questo o a quel farmaco. Esistono condizioni inerenti l’individuo che influiscono nella sperimentazione, così come vi sono condizioni riguardanti il mezzo e il rimedio che si sperimenta.

Il dinamismo morboso o congiunzione dei miasmi è la malattia del terreno umano che molte volte si presenta in apparente buono stato di salute. I miasmi svolgono un ruolo di grande importanza nella maniera di comportarsi dell’individuo durante la sperimentazione pura, ed in effetti il soggetto selezionato per la sperimentazione può presentare una buona costituzione fisica ed un corretto funzionamento organico comprovato dagli studi clinici e di laboratorio ed inoltre un buon equilibrio psicologico, nonostante sia un malato dal punto di vista della Medicina del Terreno.

 

All’atto della sperimentazione pura, egli va a presentare sintomi modulati dai suoi miasmi. Queste possibilità sono quelle che ci permettono di ottenere una serie di sintomi che costituiscono la patogenesi ed è per questo pertanto che in distinti individui otteniamo uno stesso sintomo con modulazione psorica, sicotica o sifilitica, cosa questa di grande utilità nello studio, nella diagnosi e nel trattamento dei malati.

Una visione panoramica permette di osservare la relazione tra le abitudini di vita e la sperimentazione pura. Tipo di alimentazione, di bevande, ore di sonno, attività fisica etc conformano in ogni regione della terra, tipi speciali di vita umana e pertanto i medicamenti vanno a produrre, sebbene sempre la stessa serie di sintomi per ognuno di essi, una ridotta o esagerata espressione sintomatica, il che molte volte dipende dal rimedio da sperimentare in relazione alle condizioni segnalate. L’età ed il sesso giocano un certo ruolo con la sperimentazione; in maniera generale la sintomatologia della sperimentazione si esprime in un modo più eclatante nelle minori età; nella misura in cui l’individuo invecchia, la risposta sintomatica è di minore intensità. Per molti rimedi alcuni sintomi si presentano con maggiore intensità nella donna che nell’uomo, indipendentemente da quei sintomi inerenti il sesso; ciò si spiega con le condizioni psichiche ed organiche di ciascuno.

 

Il mezzo “ambiente” influenza in tal modo l’individuo che può essere causa modificante nel risultato dei sintomi quando si realizza una sperimentazione. Condizioni metereologiche, la latitudine, l’altitudine etc esercitano sugli individui modificazioni di stato. Così anche l’ambiente del mezzo sociale che lo circonda produce alcuni squilibri che possono essere di qualche importanza.

Le condizioni che riguardano il rimedio che si sperimenta dipendono dallo stesso e dal tipo di dinamizzazione usata: decimale, centesimale hahnemanniana, korsakowiana o a flusso continuo, o cinquantamillesimale. Vale anche il tipo di potenza impiegata: bassa, media, alta, molto alta. Va anche presa in considerazione la ripetizione della dose. Hahnemann fa una relazione delle patogenesi nell’ Organon della Medicina.

 

Di conseguenza la sperimentazione pura deve abbracciare un campionario sufficiente di soggetti sani, di differenti età e sesso, per coprire tutti i sintomi del rimedio sperimentato. La sperimentazione pura è una delle regole fondamentali dell’Omeopatia che deve essere compiuta in tutti i suoi dettagli per ottenere il migliore risultato. Questa regola si enuncia nella seguente maniera:

Ogni sostanza dinamizzata che si esperimenta nell’uomo sano provoca comparsa di sintomi che sono caratteristici.

Il corollario che si evince da questa regola, si esprime nel modo seguente:

Una sostanza dinamizzata è rimedio omeopatico se è stata studiata sperimentalmente nell’uomo sano“.

La sperimentazione pura consiste nel selezionare una sostanza semplice o composta, del regno vegetale, animale, minerale o di sintesi, che sia stata sottoposta a processi di laboratorio: diluizione e dinamizzazione; viene utilizzata per sperimentarla in gruppi di persone che sono in buone condizioni di salute.

A tal fine, si procede nel seguente modo: il direttore della sperimentazione seleziona un gruppo di assistenti, per esempio venti soggetti, ciascuno di questi seleziona a sua volta un gruppo di cinque persone, di diverse età e sesso, ai quali viene fatto uno studio necessario per comprovare se si trovino in uno stato normale di salute e che vengono istruiti sulla sperimentazione, spiegando loro le misure igieniche tanto psichiche come fisiche, quanto il progetto del programma. La sostanza, nota solo al direttore, è numerata, distribuita e consegnata agli assistenti del gruppo, con in aggiunta del placebo. Ogni assistente distribuisce l’astuccio dei rimedi ai suoi sperimentatori ed un libretto diario. Hahnemann ha raccomandato di “prendere per molti giorni di seguito quattro o cinque globuli imbevuti della trentesima diluizione“; alla comparsa dei primi sintomi, provocati dal rimedio in sperimentazione, si sospende l’assunzione fintanto che perdura l’effetto. Le diluizioni dinamizzate che si usano nella sperimentazione sono alla trenta, il tempo o la durata del programma è variabile; ci sono sperimentatori che reagiscono rapidamente al rimedio ed altri che tardano settimane per l’inizio dei sintomi. Ciascun assistente mantiene un attento controllo diario di ogni sperimentatore del suo gruppo. Terminata la sperimentazione, il direttore riceve i protocolli e seleziona e gerarchizza i sintomi ottenuti; si realizza così, la patogenesi del farmaco.

 

In tal modo, non è necessario provare clinicamente un rimedio; sappiamo in anticipo, in concordanza alla regola della sperimentazione pura, mediante la quale si ottiene la patogenesi dei farmaci, quando deve essere somministrato come rimedio e i suoi effetti terapeutici si compiono in concordanza con la legge di similitudine.

                                           

Le patogenesi e la materia medica.

Dal punto di vista dell’Omeopatia, per patogenesi (= farmacodinamica) s’intende: ” l’insieme dei sintomi che una determinata sostanza produce quando viene somministrata individualmente ad un soggetto sano”.

Nel paragrafo 107 dell’Organon, Hahnemann argomenta che la metodologia farmacologica allopatica, la quale sperimenta i medicamenti su soggetti inferiori all’uomo nella scala biologica (con caratteristiche ponderali, anatomiche e fisiologiche assolutamente diverse), indi procede all’applicazione clinica sugli ammalati e a una elaborazione statistica dei risultati, è un non senso nel pieno significato della parola. Gli effetti puri, ossia le modificazioni speciali dello stato fisiologico provocate dalla sostanza, di ogni medicamento, anche se assunte in forma semplice, ovvero non accompagnate da altri prodotti (ed oggi questo rappresenta quasi sempre un’eccezione), non possono che molto raramente essere individuati nel malato perchè si confondono con i sintomi della malattia esistente.

 

I sintomi raccolti attraverso lo studio della patogenesi delle varie sostanze pure possono essere distinti in tre ordini:

– sintomi tossicologici acuti o cronici, volontari, criminali, accidentali, professionali. Essi danno luogo principalmente a lesioni organiche;

– sintomi patogenetici propriamente detti, derivati cioè da sperimentazione con dosi sub-tossiche varie, in soggetti di età e sessi diversi, pertanto con risposte sintomatologiche differenti. Essi sono sintomi funzionali e generali, oltre che sintomi mentali, vale a dire modificazioni del comportamento generale o, come dice Hahnemann, “mutamenti nel modo di sentire e di agire”;

– sintomi clinici: ottenuti per via indiretta, sono sintomi che sono stati regolarmente guariti dalla sostanza esaminata. Essi vengono inseriti nella patogenesi di detta sostanza.

 

In Omeopatia, la conoscenza patogenetica di ciascun medicamento è indispensabile. Occorre conoscere a fondo i sintomi che ognuno di essi è capace di produrre su soggetti sani per procedere alla scelta del medicamento “più simile” da applicare al soggetto malato.

L’insieme delle varie patogenesi costituisce la materia medica omeopatica, raccolta completa della farmacologia omeopatica. E’ la raccolta dei sintomi, ossia dei mutamenti nel comportamento di individui sani, sul piano generale e su quello locale, determinati dall’azione di sostanze farmacologicamente attive.

 

5) DILUIZIONE E SUCCUSSIONE OVVERO LA DINAMIZZAZIONE

Come si è detto, l’Omeopatia è basata sulla legge dei simili e sull’uso di dosi relativamente deboli o infinitesimali. L’uso dell’Infinitesimalità è un punto d’arrivo per Hahnemann determinato dalla preoccupazione di ridurre eventuali aggravamenti nell’ammalato.

Il metodo messo a punto dal medico sassone per ottenere quelle che lui chiamava attenuazioni, si riferiva sia a sostanze solubili (diluizioni), sia a quelle insolubili (triturazioni).

Hahnemann, conoscitore anche della chimica, ha codificato con precisione le operazioni successive da effettuare, mettendo in evidenza un elemento fondamentale che ha chiamato dinamizzazione*.

La dinamizzazione consiste nel far seguire ad ogni operazione di diluizione un numero preciso di succussioni o agitazioni.

Se la sostanza viene diluita in veicolo solido, la dinamizzazione consiste nel triturare a lungo in un mortaio il prodotto con il pestello.

Le diluizioni hahnemanniane si effettuano dunque con operazioni successive di “divisione” del ceppo in un veicolo in proporzione di 1:100 (CH) o di 1:10 (DH), intercalate ognuna da una “dinamizzazione”.

Hahnemann osservò che l’aggravamento dei sintomi che si manifestavano nei pazienti in seguito alla somministrazione dei medicamenti omeopatici, era dovuto alle dosi troppo alte (con elevato contenuto di materia): egli sistematicamente ridusse le dosi.

Il metodo che egli mise a punto a questo scopo è seguito ancora ai nostri giorni: esso è il metodo della potentizzazione dei rimedi , cioè della riduzione della concentrazione della sostanza terapeutica con simultanea dinamizzazione. In sintesi si tratta di una successione di passaggi, ciascuno consistente in una diluizione (decimale o centesimale) che viene accompagnata da forte scuotimento (cento forti scosse).

Le sostanze insolubili sono triturate in un mortaio di porcellana o meglio di acciaio inox, mescolandole in parti uguali con lattosio. Dalla terza triturazione, decimale o centesimale, le sostanze insolubili divengono solubili in alcol o acqua (tale è il procedimento originale di Hahnemann); le potenze possono essere continuate con lo stesso metodo dei medicamenti liquidi.

Organon, par. 275: Hahnemann dice che «la convenienza di un rimedio, in un caso di malattia, si fonda non solo sulla sua scelta perfettamente omeopatica (secondo la Legge della Similitudine), ma anche sull’esiguità della dose nella quale viene somministrato». La tecnica della diluizione-dinamizzazione fa sì che ogni sostanza sviluppi il suo potere di similitudine, la sua proprietà farmaco-dinamica. In alcuni casi si tratta di sostanze che a dosi ponderali possiedono azione terapeutica minima, superficiale o addirittura nulla (per esempio Lycopodium, uno dei più importanti medicamenti omeopatici).

Nel procedimento farmaco-dinamico omeopatico della dinamizzazione si assiste a un evidente trasformazione della sostanza. Essa subisce , in molti casi, un’inversione farmacologica (Legge di Arndt e Schúlz**) e diviene un’energia medicamentosa, capace di agire sul piano energetico del soggetto.

Le sostanze così diluite, lungi dall’affievolire la loro potenza curativa, l’aumentano e quando vengono sperimentate nell’uomo sano, provocavano la comparsa di sintomi spesso contrari ai sintomi che provocavano allo stato puro (formula bruta, stato grezzo o stato tossico).

Si tratta di un fenomeno essenzialmente dinamico; il dinamismo morboso, che costituisce la malattia, può reagire al dinamismo medicamentoso, in quanto quest’ultimo è stato elevato sul piano energetico mediante dinamizzazione.

La dose minima, infinitesimale, appare dunque come lo strumento che permette l’applicazione della legge della similitudine. Ma l’una è strettamente legata all’altra: in nessun caso, la prescrizione di un rimedio omeopatico, a dose infinitesimale, può costituire da sola una prescrizione omeopatica corretta: essa deve essere stata selezionata sulla base della totalità dei sintomi del soggetto ammalato. Per questo ragione nelle confezioni omeopatiche in commercio non troverete mai foglietti esplicativi riguardanti le possibilità di applicazioni del medicamento come si trova invece nelle confezioni dei farmaci complessi omeopatici.

* *Legge di Arndt e Schulz: nota in Farmacologia

“L’azione fisiologica di una cellula viene aumentata o diminuita in rapporto all’intensità della stimolazione. Le stimolazioni deboli aumentano la capacità vitale, le forti la frenano, le esagerate la aboliscono”.

 

 

 

L’AGENTE TERAPEUTICO SUL PIANO DINAMICO

Finora abbiamo discusso del concetto del piano dinamico elettromagnetico e della Legge della Similitudine, che ci permette di usare il principio di risonanza per stimolarlo. Il successivo passo logico sarà di sviluppare il discorso sugli agenti terapeutici, considerandoli anche essi sul piano dinamico, come capaci di produrre effetti sull’organismo umano dinamicamente inteso. Il fine di questo capitolo è dimostrare specificatamente come la scienza omeopatica ha raggiunto questo obiettivo attraverso la tecnica Hahnemaniana della dinamizzazione. Infatti per poter produrre risultati curativi durevoli, è necessario aumentare l’intensità del campo elettromagnetico dell’ agente terapeutico; cioè, in altre parole, bisogna liberare l’energia contenuta nella sostanza in modo che sia più disponibile all’interazione con il piano dinamico dell’organismo. Questo è il secondo punto in cui Samuel Hahnemann diede il suo geniale contributo alla medicina, inventando la tecnica della dinamizzazione. Non è ancora esattamente chiaro come Hahnemann arrivò a questa tecnica, se nacque dalla sua esperienza di clinico o da un pura ispirazione divina. Comunque sia, egli sviluppò un metodo molto semplice per estrarre l’energia terapeutica di un sostanza senza alterarne la velocità di vibrazione. Il “rimedio omeopatico” che ne risulta è, quindi, una forma di energia intensificata che può essere somministrata secondo il principio base di risonanza della Legge della Similitudine, ma, ora, con ancor maggiore capacità di produrre un effetto sul piano dinamico dell’organismo, producendo così una guarigione durevole di tutto l’individuo.

 

La prima grossa scoperta di Hahnemann fu l’importanza del “proving” delle sostanze su volontari umani sani per ottenere una descrizione completa della sintomatologia della sostanza stessa. Sfortunatamente, però, molte sostanze potenzialmente utili, risultano molto tossiche nella loro azione biologica. Ci riferiamo a sostanze tipo l’arsenico, il mercurio, la belladonna, il veleno di serpente, etc. Si potevano utilizzare alcune informazioni ricavate dallo studio su casi di intossicazione da tali sostanze, ma la sintomatologia ottenuta non sarebbe stata sufficiente, secondo Hahnemann, per una prescrizione omeopatica. Ed è proprio cercando di risolvere questo problema che Hahnemann fece la sua seconda scoperta.

Inizialmente, Hahnemann cercò semplicemente di diluire le sostanze. Ciò, naturalmente, riduceva la tossicità degli agenti, ma ne riduceva in proporzione anche gli effetti terapeutici. In un modo o nell’altro, Hahnemann trovò la tecnica di aggiungere energia cinetica alle diluizioni per mezzo di scosse o “succussioni”. Chiamò “dinamizzazione” o “potentizzazione”, questa combinazione di succussioni o diluizioni in serie. Il punto cruciale dell’osservazione fu che più la sostanza veniva scossa o diluita, maggiore era l’effetto terapeutico, mentre contemporaneamente si annullava l’effetto tossico.

 

Vediamo, ora, come si preparano i rimedi omeopatici. La descrizione dettagliata verrà fornita nel capitolo successivo, ma qui è importante, per chiarezza, darne una breve anticipazione.

Inizialmente, la sostanza viene sciolta in una soluzione di alcol e acqua secondo il metodo corrente della chimica o della botanica. Una goccia di questa “tintura” viene, poi, diluita in 9 o 99 gocce di una soluzione di alcol e acqua al 40%. Questa diluizione viene, infine, scossa con molta forza per 100 volte. Una goccia della diluizione così scossa viene aggiunta a 9 o 99 gocce di solvente fresco; la soluzione così ottenuta viene scossa ancora per 100 volte e, in seguito, diluita come prima. Questo procedimento può continuare letteralmente all’ infinito, aumentando sempre di più il potere terapeutico e annullando le proprietà tossiche.

In omeopatia, c’è una nomenclatura specifica per ogni “potenza” o diluizione. Se le diluizioni in serie sono fatte sulla base del rapporto 1/10, la scala ottenuta è detta scala “decimale” ed il numero della potenza risultante viene designato con “DH”; per es. la prima diluizione 1/10 è chiamata potenza lDH (potenza prima decimale), la seconda, 2DH (potenza seconda decimale), la trentesima, 30DH (potenza trentesima decimale). Se le diluizioni sono fatte sulla base del rapporto 1/100, la scala è detta “centesimale” e designata con una “CH”; la prima diluizione 1/100 é, quindi, detta lCH (prima centesimale), la trentesima diluizione, 30CH (trentesima centesimale) e la millesima diluizione M CH (millesima centesimale).

Secondo le leggi della Chimica, nel procedimento della diluizione di una sostanza esiste un numero limite al di sopra del quale, nella soluzione, non è più possibile trovare molecole della sostanza originale. Questo limite è detto “numero di Avogadro” e corrisponde approssimativamente alla potenza omeopatica 24DH (che equivale alla 12CH). Quindi, qualunque soluzione diluita e potentizzata al di sopra della 24DH e della 12CH non ha alcuna possibilità di contenere neppure una molecola della sostanza originale. Si potrebbe pensare, a questo punto, che ulteriori dinamizzazioni possano non essere più efficaci, ma, in realtà potenze che si estendono di gran lunga oltre questo “limite” continuano ad avere sempre maggior potere. Finora non è stato trovato alcun tipo di limite, e, in effetti, gli omeopati spesso usano con successo potenze superiori alla 1000CH.

Vediamo, ora le diluizioni in termini di frazioni numeriche, per dare allo studente un’idea di quanto siano diluite le potenze; il numero di Avogadro corrisponde, circa, ad una diluizione rappresentata da 1/1000…con un totale di 24 zeri. Una potenza 100.000CH rappresenterebbe una diluizione di l/100.000…con un totale di 100.000 zeri, incredibilmente lontana, quindi, dal limite in cui si possono ritrovare ancora molecole della sostanza originale!

 

Le preparazioni omeopatiche

Le sostanze farmacologicamente attive diventano prodotti omeopatici quando vengono impiegate secondo i principi della terapia Hahnemanniana e in applicazione della Legge di similitudine.

Le preparazioni omeopatiche (o rimedi) si ottengono da prodotti, sostanze o composizioni, detti materiali di base omeopatici e ceppi omeopatici, con diluizioni successive di diverso tipo. La preparazione omeopatica è definita dalla denominazione latina del prodotto utilizzato e dall’indicazione del grado e del metodo di diluizione.

Le materie prime da cui si parte per la preparazione dei materiali di base o ceppi omeopatici possono essere di origine:

– vegetale – animale – minerale. Le materie prime di origine vegetale utilizzate in omeopatia rappresentano il 60-65% del totale.

Ceppi di origine vegetale

La materia prima è costituita generalmente da piante intere (o parti di esse) fresche e selvatiche; il prodotto di base o ceppo omeopatico è rappresentato dalla Tintura Madre (TM).

Il ricorso a piante fresche e selvatiche costituisce la migliore garanzia per la conservazione in toto delle loro proprietà e delle caratteristiche quali-quantitative dei principi attivi in esse contenuti (fitostimoline, ormoni vegetali ecc.).

 

Modalità di raccolta delle piante Ogni pianta (o parte di essa) viene raccolta nel proprio habitat naturale, nel momento considerato ottimale e secondo regole ben definite dalla Farmacopea Francese, Tedesca, Americana. Si evita, ad esempio, la loro raccolta quando le condizioni climatiche o ambientali, non favorevoli, potrebbero costituire motivo di deterioramento delle piante stesse.

Le piante così raccolte vengono inviate tempestivamente al laboratorio, che provvede alla loro lavorazione entro le 48 ore successive. L’impiego di piante secche o coltivate ha carattere di eccezione ed è per lo più contemplato nei seguenti casi:

– quando la raccolta della pianta allo stato selvatico può minacciare l’esistenza della specie spontanea;

– quando la specie utilizzata non è reperibile nel suo habitat naturale; – quando si tratta di piante esotiche per le quali diventa impossibile il trasferimento in tempi brevi allo stato fresco.

Ovviamente tutte le piante utilizzate nei nostri laboratori escludono la presenza di erbicidi, insetticidi, ecc… e, qualora si adoperi per la loro coltivazione un concime, questo sarà esclusivamente di origine naturale.

 

Le Tinture Madri

Le tecniche di preparazione delle Tinture Madri (TM) cui ci riferiamo sono descritte nella Farmacopea Tedesca e Francese e codificate nella “Pharmacotechnìe” (‘s`).

Le Tinture Madri sono preparazioni liquide che si ottengono dall’estrazione con alcol di materie prime di origine vegetale (esistono come vedremo anche TM di origine animale).

L’estrazione alcolica si effettua lasciando macerare le piante fresche o loro parti in alcol a titolo appropriato, per un periodo non inferiore a tre settimane. Per determinare la quantità di pianta fresca necessaria alla macerazione bisogna fare riferimento al suo residuo secco.

In pratica si procede come segue: si seleziona, si pulisce e si taglia la droga allo stato fresco mentre su un campione medio se ne determina la perdita di peso all’essiccamento.

La droga da introdurre allo stato fresco in alcol sarà tale da determinare un rapporto di 1:10 tra la quantità equivalente della droga essiccata e la Tintura Madre finale.

Ad es., se 50 g di pianta fresca danno luogo ad un residuo secco pari a 4 g, la quantità in pianta fresca di 50 g sarà in grado di fornirci 40 g di Tintura Madre finale secondo il rapporto di 1:10.

Parti utilizzate per preparare le Tinture Madri

– Piante intere                                                                                    – Radici

– Fogli                                                                                                – Frutti

-Gambi o steli                                                                                   – Semi

– Cortecce                                                                                          – Gemme

– Legno                                                                                              – Germogli

Per ognuna di queste parti sono definiti il periodo vegetativo nel quale si procede alla raccolta, le condizioni climatiche, l’altitudine e così di seguito.

Dopo il periodo prescritto di 21 giorni e previa decantazione del macerato, il surnatante viene filtrato normalmente, mentre il residuo depositato viene spremuto ad una pressione pari a 100 kg/cm² ed il liquido di spremitura filtrato. I due liquidi così raccolti vengono mescolati, lasciati riposare per ulteriori 48 ore e quindi rifiltrati.

L’eventuale aggiustamento del titolo in principio delle TM (previsto nelle singole monografie) viene attuato impiegando alcol con titolo uguale a quello delle preparazioni.

Il titolo alcolico delle TM vegetali è di norma 65°; in alcuni casi può essere inferiore o superiore a tale valore.

Esso è comunque prefissato e varia a seconda delle differenti solubilità in alcol e acqua dei principi attivi.

Esistono altri metodi di preparazione delle Tinture Madri. Non è comunque possibile stabilire alcuna corrispondenza fra le quantità di principi attivi ottenibili con i differenti metodi di preparazione.

– Le Tinture Madri vanno conservate in recipienti chiusi, al fresco ed al riparo dalla luce. Non sono ammessi per la loro conservazione recipienti in plastica.

– La validità delle Tinture Madri non può eccedere i cinque anni dal momento della loro data di preparazione.

– La Tintura Madre può essere considerata come una sostanza “viva” e per questo possono crearsi dei sedimenti che normalmente scompaiono mediante agitazione.

Ceppi di origine animale

La materia prima è costituita da animali interi, parti o organi di animali e da alcune secrezioni. Il prodotto base o ceppo omeopatico è rappresentato dalla Tintura Madre nei primi due casi o dal liofilizzato.

 

Tinture Madri

Le Tinture Madri di droghe di origine animale si ottengono per macerazione in alcol, di titolo appropriato, di animali interi o di parti di animali. In genere la quantità di Tintura Madre ottenuta corrisponde a 20 volte in peso quello della materia prima utilizzata.

La materia prima viene lasciata macerare per un periodo di almeno tre settimane, agitando di tanto in tanto, quindi si decanta e si filtra.

Il filtrato così ottenuto si lascia ancora riposare e si rifiltra dopo 48 ore.

 

In alcuni casi, vengono utilizzati animali interi e vivi (APIS MELLAFICA – FORMICA RUFA), in altri casi si adoperano animali disseccati (CANTHARIS), in altri casi ancora, parti di animali.

– Le Tinture Madri di origine animale devono essere conservate in recipienti chiusi al riparo dalla luce e in ambienti freschi.

– Non sono ammessi per la conservazione recipienti in plastica.

– Le Tinture Madri di origine animale devono essere utilizzate entro cinque anni dalla data di preparazione.

 

Secrezione di ghiandole di ofidi

Come è noto i veleni, ed in particolare quelli di serpente, sono sostanze largamente utilizzate in omeopatia. La difficoltà di reperire la specie desiderata, spesso esotica (basti pensare al LACHESIS MUTUS), fa sì che la raccolta del veleno debba essere affidata a specialisti di Istituti come quello di Butanton di San Paolo del Brasile, che fa pervenire il veleno sotto forma di prodotto liofilizzato.

 

 

Ceppi di origine minerale o prodotti chimici.

Anche in questo caso la materia prima coincide col prodotto base o ceppo omeopatico. Normalmente, le Farmacopee, in particolare quella francese, non stabiliscono quale debba essere l’origine dei prodotti chimici. E’ quindi possibile utilizzare sostanze chimicamente definite, sostanze di origine naturale e prodotti o miscele, ottenute dalle precedenti sostanze. La scelta del ceppo, codificato peraltro nella “Pharmacotechnie”, cui abbiamo fatto riferimento precedentemente, è determinato dall’impiego clinico e quindi descritto nella patogenesi.

Per citare due esempi classici, ricordiamo che il NATRUM MURIATICUM utilizzato in omeopatica è il sale marino e non il cloruro di sodio chimico: la CALCAREA CARBONICA è in effetti la CALCAREA CARBONICA OSTREARUM, cioè lo strato medio del guscio dell’ostrica, e non il carbonato di calcio chimico.

In alcuni casi, non si possono adoperare prodotti complessi di origine naturale, e si deve ricorrere ai prodotti chimici, che vanno scelti fra i più puri reperibili sul mercato.

Veicoli e materiale

I veicoli sono prodotti utilizzati per la preparazione dei ceppi e delle diluizioni.

Veicoli liquidi: Acqua distillata, Alcol F.U., Glicerina F.U.

Veicoli solidi: Lattosio, Saccarosio.

Anche per questi veicoli neutri si effettuano tutti i controlli essenziali per contribuire ad elevare l’affidabilità dei rimedi. II materiale ed i recipienti utilizzati sono oggetto della massima cura al fine di eliminare ogni possibile contaminazione ed ogni impurità.

Si utilizza vetro neutro accuratamente lavato più volte con acqua e con lavaggio finale con acqua distillata, quindi si procede ad una sterilizzazione in stufa a 150 °C per due ore.

Metodi di diluizione

Diluizioni di Hahnemann o in flaconi separati.

Le diluizioni di Hahnemann, sebbene messe a punto più di un secolo fa, hanno il vantaggio di essere riproducibili.

Il materiale di base o ceppo (Tintura Madre, prodotto chimico, ecc.) viene diluito con operazioni successive nel veicolo liquido o solido in rapporto di 1:100 (diluizione centesimale) o di 1:10 (diluizione decimale).

Per ottenere le diluizioni secondo la scala decimale, si procede in modo analogo, in rapporto 1:10.

Come abbiamo visto le preoccupazioni fondamentali di Hahnemann erano quelle di adoperare rimedi il più possibile attivi e di ridurre l’incidenza degli effetti indesiderati. Alla base di tutta la sua attività egli ha sempre posto la sperimentazione per dimostrare le sue osservazioni.

Così una sua idea, che le diluizioni omeopatiche somministrate ripetutamente potessero rivelarsi meno efficaci, lo condusse ad ipotizzare che delle agitazioni successive del prodotto potessero conferire a quest’ultimo proprietà terapeutiche più elevate.

In base a questo concetto egli aveva pensato di far subire ai rimedi omeopatici delle succussioni ulteriori quando si ripeteva l’assunzione di uno stesso rimedio alla stessa diluizione. Per esempio, quando egli era indotto a somministrare dopo breve tempo, una diluizione di THUYA alla 30 CH, consigliava di sciogliere il rimedio in acqua e di far subire a questa diluizione delle ulteriori succussioni.

L’uso delle diluizioni Hahnemanniane nell’arco di questi anni è stata di diverse centinaia di milioni di trattamenti, sovente con diluizioni dello stesso tipo e senza agitazioni successive e l’efficacia della medicina omeopatica non né è mai risultata diminuita.

Certo la sperimentazione è stata e resta la base dell’omeopatia, quindi non si esclude che un “potenziamento ulteriore” del rimedio omeopatico possa rivelarsi benefico. Va da sé che se lo fosse, dovrebbe esserlo per tutte le sostanze e per ogni tipo di diluizione. Tutto ciò resta comunque da dimostrare.

 

 

Metodo a flusso continuo

Il principio è di utilizzare il procedimento delle diluizioni Hahnemann, ma in un flacone unico, per evitare perdite e per ottenere diluizioni estremamente elevate.

Non esiste, a nostra conoscenza, un procedimento per la preparazione delle altissime diluizioni che sia stato codificato in una qualunque Farmacopea Ufficiale.

Descriviamo il metodo più comune, che consiste nel preparare le prime 30 diluizioni secondo il metodo di Hahnemann. La 30 CH è in seguito utilizzata come prodotto di base, per effettuare 970 diluizioni di tipo Korsakoviano.

Questa millesima (che non è evidentemente nè hahnemanniana, né Korsakoviana) è a sua volta il punto di partenza per le diluizioni successive effettuate in genere con l’apparecchio di SKINNER.

Il metodo consiste nel far passare in un tubo di vetro, munito di un sistema di scarico al di sopra del livello dei 5 ml, una corrente di acqua che diluisce progressivamente il ceppo iniziale contenuto nel fondo del tubo stesso.

In alcuni casi, si effettua una agitazione continua del tubo. Si assume che quando si è avuto il passaggio di 1 litro di acqua, i 5 ml che restano nel fondo del tubo, corrispondono alla duecentesima diluizione (5 ml x 200 = 1000 ml).

L’esclusione delle Farmacopee è imputabile alla non riproducibilità delle diluizioni.

 

 

Scala 1 : 10      decimale      DH

 

Scala 1 : 100    centesimale  CH (centesimale Hahnemanniana)

 

Scala 1  : 50.000 cinquantamillesimale si scrive O oppure QM oppure LM seguito dalla numerazione desiderata.

 

Le cinquantamillesimale sono l’ultima scoperta di Hahnemann, sperimentate negli ultimi otto anni di vita,  sono state la causa della stesura dell’ultima edizione dell’Organon, la sesta edizione pubblicata dopo ottant’anni dalla sua morte a causa della seconda moglie Mélanie che al tempo richiedeva un compenso molto elevato.

 

Il prefisso zero od O rappresenta il singolo globulino usato come vedremo in ogni successivo passaggio, ed è usato nei paesi dell’ America Latina.

Lo stesso Hahnemann etichettava le sue preparazioni con la O per distinguerle da quelle con la X cioè a goccia.

 

Il prefisso QM indica le iniziali della espressione latina (quinquaginta mille) cioè cinquantamila.

 

Il prefisso LM indica il numero 50.000 in cifre romane, è la dizione attualmente più usata soprattutto dagli autori inglesi, ma ormai in tutta Europa.

PREPARAZIONE CH

 

Prelevo dalla tintura madre (preparata fitoterapicamente) una goccia e la verso in un flacone pulito dove aggiungerò 99 gocce di alcol a 70° (1/100), imprimo al flacone 100 succussioni, ed ottengo la prima CH

 

 

 

II passaggio: prelevo dalla preparazione ottenuta 1 goccia e la verso in un nuovo flacone pulito aggiungendo 99 gocce di alcol a 70°, imprimo 100 succussione ed ottengo la II CH .

 

Ripeto l’operazione cambiando ogni volta flacone fino alla diluizione desiderata.

 

 

 

PREPARAZIONE K o Korsakoffiane

 

Prelevo una goccia di tintura madre (preparata fitoterapicamente) e la verso in un flacone dove aggiungo 99 parti di alcol a 70°, imprimo 100 succussioni ed ottengo la 1K, svuoto l’intero flacone, lo riempio di alcool a 70° imprimo 100 succussione ed ottengo la 2K, svuoto ancora il flacone lo riempio nuovamente di alcol 70° imprimo 100 succussioni ed avrò la 3K e via via fino ad ottenere la diluizione desiderata.

 

Si chiamano Korsakoffiane perché prendono il nome del medico napoleonico.

 

 

 

Nella preparazione delle CH il flacone viene sempre cambiato, mentre nelle K si usa sempre lo stesso.

 

 

 

Nella preparazione DH invece di aggiungere 99 parti, ne aggiungerò solo 9, ma le succussioni sono sempre 100 e seguirò la stessa preparazione della CH.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6) e 7) INDIVIDUALIZZAZIONE DEL MALATO E DEL RIMEDIO.

 

La individualizzazione si trova in tutti gli organismi della natura, la qual cosa ha fatto dire a Goethe:” La natura sembra avere basato tutto sulla Individualizzazione”.

 

L’individualizzazione è una legge naturale, dal momento che tutto ciò che esiste possiede caratteristiche proprie che lo caratterizzano e che permettono di separarlo da tutto il resto. Questa legge può essere così enunciata: “Ogni cosa si individualizza per qualità che la caratterizzano”.

 

Nello studio degli esseri umani, dato che la medicina omeopatica è eminentemente antropologica, possiamo studiare quegli aspetti che sono comuni a tutti, che sono caratteristiche generali e che permettono una generalizzazione. In più, appaiono aspetti che sono particolari a gruppi di esseri umani e che sono caratteristici del gruppo. Per ultimo, quegli aspetti che fanno differente un essere umano da tutti gli altri, sono caratteristiche individuali, specifiche di ciascuno.

 

 

 

“L’Omeopatia risulta assolutamente incompatibile senza la massima individualizzazione”, segnala Hahnemann nell’Organon della medicina e questo è un’autentica realtà; “Non si curano malattie se non malati”, perchè ciascun malato presenta un dinamismo morboso caratteristico che lo individualizza, e solo così si può comprendere il processo responsabile delle sue sofferenze.

 

 

 

La legge dell’Individualizzazione è stata applicata in medicina da Ippocrate, però fu Hahnemann che riuscì a sistematizzarla. Trattando i malati mediante la Legge della Similitudine, si deve individualizzare il malato ed individualizzare il rimedio affinché per similitudine possa essere somministrato. Orbene, i sintomi sono l’unico mezzo che ha l’essere umano per esprimere la sua malattia. Ogni ricerca, non importa con quale complicato sistema si faccia, evidenzia sintomi solo di questo malato che possano essere in modo speciale caratteristici per questi; inoltre sono i sintomi che caratterizzano il malato quelli che determinano la sua individualizzazione. La Legge della Individualizzazione applicata alla Medicina Omeopatica è enunciata nella seguente maniera:

 

‘La prescrizione omeopatica richiede la individualizzazione del malato in concordanza con la totalità dei sintomi che lo caratterizzano, d’accordo can la individualizzazione del rimedio”.

 

La totalità dei sintomi non significa una totalità numerica , ma i sintomi che caratterizzano il terreno umano malato. Hahnemann, parlando di totalità dei sintomi, si riferisce alla sindrome caratteristica che rivela l’ intimità patologica , ossia, a quei sintomi che esprimono la disarmonia dell’energia vitale.

 

La sindrome caratteristica del terreno umano malato forma un’individualità che si riconosce nell’immagine del rimedio. Di modo che la sindrome caratteristica può essere costituita da pochi sintomi; però i sintomi sono immaginefedele dello squilibrio dinamico del terreno malato e così questi soli ed unici sintomi pongono in rilievo una totalità che permetterà la sua individualizzazione.

 

La totalità dei sintomi va riferita alla sindrome caratteristica del terreno malato e non a tutti i sintomi che incontriamo nello studio.

 

 

 

Quindi i sintomi che individualizzano il terreno malato devono concordare con i sintomi che il rimedio omeopatico ha prodotto nella sperimentazione sull’uomo sano, di modo che i sintomi caratteristici del malato devono essere compresi tra i sintomi della patogenesi del rimedio in concordanza con la legge della sperimentazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8) DOSE UNICA il principio della dose minima

 

Come abbiamo visto il filo conduttore del pensiero di Hahnemann è una concezione dinamica della vita, è facile comprendere, con un ragionamento strettamente consequenziale, anche il principio della dose minima infinitesimale.

 

 

 

L’azione del medicamento omeopatico si conferma alla legge naturale secondo cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

 

Per la farmacologia e la posologia omeopatica questa legge rappresenta insieme alla legge di similitudine, l’asse logico di tutto il ragionamento.

 

 

 

Azione tossica e azione medicamentosa

 

Le sostanze medicamentose naturali, provenienti dal regno animale, vegetale, minerale, esercitano due diverse azioni sull’organismo.

 

A dosi ponderali la maggior parte di esse esercita un’azione tossica, primaria e nociva. Questa tossicità può essere acuta o cronica, volontaria, accidentale o professionale.

 

Essa provoca soprattutto lesioni organiche. A dosi subtossiche, usate a scopo sperimentale su soggetti di varia età e sesso (dal punto di vista omeopatico diremo a scopo patogenetici), esse provocano sintomatologie funzionali, generali e mentali (modificazione del comportamento generale o mutamenti del modo di sentire e d’agire “Hahnemann”).

 

Queste sostanze, per esempio i grandi veleni come l’arsenico, somministrate in dosi ponderali, sono tossiche, ma essi divengono medicamenti se somministrati in dosi omeopatiche.

 

Il potenziale terapeutico di un rimedio omeopatico è molto spesso direttamente proporzionale al suo potere di alterare la salute di un organismo, in dosi ponderali.

 

 

 

Suscettibilità. Cenni iniziali di terreno

 

Per l’Omeopata, la locazione morbosa è un segno della malattia e non la malattia: anche una malattia acuta presuppone una preparazione latente per il suo esplodere, e l’esplodere di una malattia infettiva non è dovuta alla comparsa di un germe, dal momento che germi di ogni genere pullulano in ogni parte dell’organismo (il bacio più casto deposita sulla pelle dell’amata miliardi di germi), ma al verificarsi di una situazione umorale e metabolica favorevole allo sviluppo di un germe. Questo stato di debolezza è detto suscettibilità.

 

 

 

Quando il germe può svilupparsi senza ostacoli, si verifica nell’organismo o tessuto una competizione fra l’agente aggressore e la sua capacità di difesa, competizione che darà adito a tre possibilità:

 

  • Guarigione, la difesa      soverchia l’attaccante.
  • Distruzione,      l’attaccante distrugge il tessuto.
  • Equilibrio dinamico tra      i due antagonisti con esito in malattia cronica e alterno miglioramento ed      aggravamento.

 

 

 

La lotta tra l’agente aggressore e la capacità di difesa dell’organismo darà segno di sé con sintomi generali: febbre, dolori, gonfiori, con segni particolari del germe o dell’agressore che vi ha attecchito, e con segni reattivi, tipici di reazioni proprie a ciascun malato che sono i sintomi utilizzati in omeopatia.

 

Per cui, l’interazione di una Noxa (germe o aggressore) con il terreno (malato), dà origine alla malattia che presenta sintomi peculiari non della noxa, bensì del malato.

 

 

 

 

 

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