05 Marzo 2020 – Tempo di lettura: 10 minuti

di Marco Montori – Direzione Didattica online dell’Accademia

Parlare di Omeopatia da parte di una scuola che fornisce un corso dalla storia trentennale significa prendere una posizione.

In merito alla differenza tra la Medicina Convenzionale (allopatica) e l’Omeopatia, la prima pagina del compendio dell’Accademia recita:

MEDICINA CONVENZIONALE

  • Esistono le malattie;
  • Si cura la malattia;
  • Sintomi comuni;
  • Malattia: alterazione di una funzione o di un organo;
  • Specializzazione;
  • Malattia: episodio a sé stante;
  • Combattere la malattia;
  • Meccanicismo.

OMEOPATIA

  • Esistono le persone malate;
  • Si cura il paziente quindi la malattia;
  • Sintomi peculiari;
  • Malattia: alterazione dell’energia vitale;
  • Visione d’insieme;
  • Malattia: nella storia del paziente;
  • Aiutare l’energia vitale;
  • Vitalismo.

E il segreto di tutta la questione è qui. Facciamo un esempio.

Perché non si ammalano tutti dello stesso virus?

Arriva l’influenza di stagione in una classe di venti alunni, solo una decina di loro si ammala.

Come è possibile? I virus prediligono delle caratteristiche di un soggetto, non tutto l’insieme.

Perché alcune persone cadono in una certa malattia e altre no? Quali sono le condizioni che mettono nel destino dei pazienti una certa malattia (o patologia)?

Queste sono le domande che hanno spinto Samuel Hahnemann, come un successivo Edward Bach (che per la cronaca era anche un medico) , e migliaia di omeopati nella ricerca. Una prima risposta era stata impostata con il concetto di terreno, introdotto da Santa Ildegarda di Bingen.

Il terreno corretto???  è quello che fa attecchire meglio il germe della malattia. Il rimedio omeopatico, che nasce per la legge della similitudine con la malattia, può attecchire nello stesso terreno producendo l’effetto contrario.

Ma che forma ha questo terreno, è un insieme di condizioni (di elementi) che messi assieme rendono il soggetto più sensibile a certe situazioni, a certi eventi (leggasi quindi: a situazioni patologiche generate da eventi).

Da qui l’Omeopatia si occupa di una visione d’insieme, malattia + vita del soggetto.

La visione di insieme

È tutto quello che segue: come vivere, ridere, piangere, come affrontiamo la vita, la solitudine, il controllo della situazione, e alla fine cosa ha influenzato questo nostro approccio alla vita.

Ci sono poi i condizionamenti che arrivano dalla famiglia (o da coloro che consideriamo come membri) e gli eventi pregressi che ci segnano prima di nascere, successi agli antenati arrivati prima di noi.

Mettere assieme tutti questi elementi è un discorso più grande della reazione che produce il sintomo.

L’Omeopatia parte dal sintomo ma racconta l’intera storia dell’assistito, gli conferisce una colorazione, un sentimento.

Ergo è la visione d’insieme.

Nella visione d’insieme non viene messa da parte la medicina convenzionale, soprattutto in tutti quei casi in cui diviene vitale fermare il procedere di qualcosa che ci nuoce. La medicina convenzionale ha preziosi strumenti di analisi, blocca, congela un problema, lo riduce e spesso non lo risolve.

L’omeopatia cura le ragioni che stanno dietro al riscontro materiale del sintomo.

Solo acqua?

Nella sperimentazione:

Già nel 1996 Roland Conte (scienziato francese, non Omeopata) dimostrava che i rimedi omeopatici emettono radiazioni beta specifiche a seconda della sostanza originariamente diluita.
(Maurizio Annibalini)

Forse manca un metodo “maggiormente tecnico”  di mappatura del comportamento di questa sostanza precedentemente diluita.

Il grande impasse è che gli “ispirati” uomini di “scienza” e di “cultura” si ostinano a voler dimostrare con mezzi chimici superati o con chimici mediocri, fenomeni che notoriamente appartengono al campo della fisica. (Fernando Piterà)

Non è solo acqua quindi, ma comunque la funzione del rimedio viene mappata dall’osservazione della sperimentazione.

L’Omeopatia è scientifica?

Lo è, lo abbiamo detto sopra, per quanto sembri il contrario, un nutrito gruppo di studiosi nel mondo sperimenta i rimedi e li verifica sui soggetti.

Viene somministrato un rimedio a doppio cieco nel quale viene somministrata una soluzione che spacciata per  rimedio e il rimedio stesso. Sia l’analista che il paziente non sanno quale sia il rimedio vero e vengono annotati i risultati.

Andando a citare wikipedia:

Un esperimento in cieco o in doppio cieco è in termini figurativi un modo per definire un esperimento scientifico dove viene impedito ad alcune delle persone coinvolte di conoscere informazioni che potrebbero portare a effetti di aspettativa consci o inconsci, così da invalidarne i risultati. Il doppio cieco (triplo, eccetera) si può prospettare quando vi siano coinvolti, oltre agli sperimentatori, altri soggetti coscienti, tipicamente esseri umani.

Il fatto che venga somministrato un rimedio e annotato il comportamento sulle persone non la rende scientifica? Non è lo stesso metodo scientifico di Galileo Galilei?

Il metodo scientifico

…o metodo sperimentale, è la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabilee condivisibile. Esso consiste, da una parte, nella raccolta di dati empirici sotto la guida delle ipotesi e teorie da vagliare; dall’altra, nell’analisi rigorosa, logico-razionale e, dove possibile, matematica di questi dati, associando cioè, come enunciato per la prima volta da Galilei, le «sensate esperienze» alle «dimostrazioni necessarie», ossia la sperimentazione alla matematica.

Cosa non la rende scientifica?

Il pretendere lo stesso comportamento della medicina convenzionale. Abbiamo parlato di fisica e non chimica. Abbiamo parlato di un impasse che la cataloga con strumenti sbagliati o obsoleti.

Come se il rimedio omeopatico agisse come un farmaco.

Medico e Omeopata fanno lavori simili ma non uguali, al primo è consentito di far fare analisi non permesse al secondo (se non per vie private).

La medicina convenzionale irradia sicurezza per un grande numero di problemi, sicura, ineluttabile, obbligatoria e spesso continuativa (perchè spegne solo la malattia).

L’omeopatia lavora su qualcosa che dovrebbe permettere al medico di riscontrare un miglioramento, un ridimensionamento della cura.

La terza via

E’ quella del medico che lavora con l’omeopata, o ancora il medico che diviene omeopata, per vedere aspetti che negli anni si sono persi nella meccanica dei sintomi. Il medico di qualche tempo fa considerava un contesto maggiore, quello che ancora oggi l’omeopatia osserva con attenzione.

Se il fine ultimo è la salute del paziente, questi va conosciuto, ascoltato, capita la dinamica che ha generato la sua malattia, sistemare la sua energia vitale. Una soluzione mista diviene la migliore, quella che copre tutti gli aspetti.

Da qui si genera il cambiamento. Da qui si genera la salute.

L’omeopatia la pratica solo il medico?

Se posso andare in farmacia e comprarmi il rimedio omeopatico da solo (come libero cittadino) non devo essere medico per praticare questa materia; devo essere abilitato dal un istituto che dichiara che so di cosa parlo.

Sapendo che nel territorio italiano non esiste una facoltà di Omeopatia, ci si deve affidare alla formazione privata.

E noi, visto che questo post, appare sul sito dell’accademia, la pratichiamo da trent’anni.

 

Il percorso

Corsi di apprendimento a segmenti multipli a apprendimento incrementale con diploma di abilitazione finale.

OMEOPATIA CLASSICA

Percorso di formazione a segmenti multipli progettato progettato per l’acquisizione dei principi dell’Omeopatia di Hahnemann, dottrina e materia medica.

CORSI E PERCORSI

Ai corsi che hanno fatto la storia dell’Accademia si aggiungono nuovi percorsi e nuovi mezzi di apprendimento.



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